Santa Croce sembrava il ‘Franchi’ e le rivalità dei rioni del Calcio Storico sono state subito annacquate dalla fede che accomuna ogni quartiere. Non più Bianchi, o Azzurri. E nemmeno Rossi o Verdi. Ma tutti viola. E uniti in un coro: «Bati-Bati-Batigol».

Sorpresa. Gabriel Omar Batistuta piomba quasi sottovoce con la moglie Irina nella sua Firenze, è cittadino onorario dallo scorso ottobre, e lo fa nella giornata della sfida più attesa per la tradizione popolare.

La festa è calorosa, l’abbraccio è soffocante. L’arena non ha bisogno di un direttore d’orchestra e, spontanea, appena il bomber di Reconquista spunta in tribuna, gli dedica quelle note d’amore che per nove stagioni hanno accompagnato ogni missile spedito in fondo al sacco. Selfie, abbracci, complimenti. Pantaloni bianchi e tshirt rossa, Bati è apparso in ottima forma, felice di rituffarsi tra la sua gente. Si è seduto alle spalle del Magnifico Messere di giornata, l’olimpionico del tiro a segno Niccolò Campriani, offuscandone inevitabilmente il ruolo. Più Magnifico Messere di Batistuta, a cui è stata intitolata anche una statua, sotto la curva Fiesole, non esiste.

L’amore è reciproco. Lo testimoniò quando nel salone dei Cinquecento è stato ufficialmente decorato con la cittadinanza onoraria.
«Mi sono sentito malissimo quando sono andato alla Roma. Non c’è paragone per questo riconoscimento, disse nel Salone dei Cinquecento. Quello con Firenze è un amore corrisposto, ho amato ed amo Firenze, la Fiorentina ed i fiorentini e sento il loro amore. Qui mi sento a casa. Già da dopo un paio di anni che giocavo qui mi sentivo fiorentino. Dove andavo parlavo di questa città come se fossi stato a casa mia. E da allora sono passati quasi 25 anni».

Peccato che la partita scelta da Batigol, l’attesissima Bianchi-Azzurri, sia stata interrotta dopo meno di venti minuti. Quest’anno, i quattro Colori del Calcio Storico sono stati anche scelti dalla Fiorentina per pubblicizzare la nuova campagna abbonamenti in sintonia con la città. Un concetto ribadito anche dalla presenza del vicepresidente Gino Salica all’altra semifinale di sabato, e dalla presenza di Federico Chiesa, in tribuna con il padre Enrico.
La Nazione

Comments

comments