23 Ottobre 2021 · 16:38
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Analisi Verona: meccanismo tatticamente perfetto, aggressività e intensità. Unica pecca é l’attacco che non incide

Domani sfida al Franchi tra viola e veronesi. La Fiorentina è chiamata a confermare i progressi visti mercoledì sera con il Sassuolo

PRECEDENTI DI FIORENTINA-VERONA
I precedenti tra le due squadre giocati all’Artemio Franchi vedono nettamente in vantaggio i padroni di casa con 14 successi, 9 pareggi e 6 sconfitte.

La sfida dello scorso anno ha visto le due squadre impattare coni il risultato di 1-1 con reti di Faraoni nel primo tempo e pareggio di Cutrone in zona Cesarini.

Nel 2018 i gialloblù sbancarono invece il Franchi con un roboante 1-4 con doppietta di Kean e reti di Ferrari e Vukovic. La rete della bandiera viola fu realizzata da Gil Dias.

Per trovare un successo gigliato si deve risalire invece al 2013 quando l’allora Fiorentina di Montella si impose per 4-3. Le reti dei viola portarono la firma di Borja Valero (2) Rossi ed il loco Vargas. Per gli scaligeri invece segnarono  Romulo Iturbe e Jorginho.

IL GIOCO DI JURIC
Juric è considerato da tutti l’erede del grande Gasperini e, dopo le esperienze a Mantova, Crotone e a Genova, a Verona sta finalmente dimostrando di meritare questo pesante paragone plasmando la squadra a sua immagine e somiglianza. Aggressività e organizzazione le parole d’ordine.

Il gioco del Verona si sviluppa sopratutto sulle fasce, i due esterni hanno una media di 4 cross a partita a testa, di cui il 52% dalla fascia sinistra e il 48% dalla destra. Giocando però molto sugli esterni, Faraoni e Lazovic sono i giocatori che perdono più palla con una media di 7 possessi persi ogni 90 minuti. L’aggressività dei difensori è alla base della filosofia di Juric, infatti, i due giocatori che recuperano più palloni sono proprio  i due centrali davanti alla difesa con una media di 8 palloni recuperati a partita, seguono i due esterni.

FASE DI POSSESSO
Il Verona prova a costruire l’azione dal basso partendo dal portiere Silvestri, che si appoggia a uno dei tre centrali; solitamente, si cerca di allargare subito il gioco verso gli esterni dove Faraoni e Lazovic si aprono molto. In questa lavagna tattica viene evidenziata una costante del gioco di Juric: i due centrali aprono immediatamente il gioco sulle fasce per sfruttare tutta l’ampiezza del campo e guadagnare metri, la corsa e i cross dei due esterni scaligeri, infatti, sono fondamentali nello scacchiere tattico dell’Hellas.

Lo sviluppo successivo dell’azione consiste nel sostegno da parte del centrale del lato dove si trova la palla, il movimento incontro di uno fra Veloso o Barak e i movimenti di Zaccagni o Salcedo, che si alternano tra l’attaccare la profondità o andare incontro al portatore di palla.

I giocatori del Verona attaccano e coprono perfettamente tutto il fronte offensivo; in questo caso, l’esterno destro ha ben quattro opzioni di passaggio. Faraoni cerca Di Carmine sul secondo palo e solo grazie ad un velo geniale di Pessina la palla riesce a filtrare verso il numero dieci gialloblu, che segna il suo primo goal in Serie A e consegna tre punti pesantissimi agli scaligeri. Questo goal ci fa apprezzare il coraggio e il modo di attaccare molto propositivo del Verona con ben quattro giocatori che attaccano l’area; questa è una costante dell’Hellas e, infatti, capita spesso che in area di rigore ci siano sempre tre o quattro giocatori che sistematicamente attaccano l’area e spesso l’azione si chiude con un cross del quinto di sinistra con il quinto di destra che va alla conclusione (tipico dell’Atalanta di Gasperini con Hateboer/Castagne sulla destra e Gosens sulla sinistra).

L’alternativa per i centrali di difesa è giocare palla Barak, che si propone abbassandosi. Raramente uno dei tre centrali cerca l’imbucata a trovare direttamente il trequartista tra le linee, infatti, quando l’azione si sviluppa al centro con palla del centrale a Barak si cerca subito Zaccagni sulla trequarti oppure si allarga immediatamente verso Faraoni o Lazovic.

L’ultima possibilità che hanno i tre centrali viene usata solo in caso di assenza di compagni liberi; si calcia lungo a cercare una sponda di Samuele Di Carmine verso Salcedo o Zaccagni che attaccano lo spazio o ricevono muovendosi intorno al fulcro del gioco, oppure a cercare i due esterni per poi andare in area a ricevere il cross. La fase offensiva dell’Hellas Verona è molto organizzata, ogni giocatore ha un compito ben preciso e conosce a memoria ogni singolo movimento che compone un’orchestra egregiamente diretta da Ivan Juric che ha stupito tutta Italia guadagnando un posto nella parte sinistra della classifica vincendo e convincendo con prestazioni di altissimo livello.

FASE DI NON POSSESSO
In fase di non possesso l’Hellas Verona di Juric adotta un atteggiamento altamente aggressivo con un pressing a uomo e a tutto campo con tutti i giocatori coinvolti; gli esterni si alzano molto e vanno a prendere i terzini avversari in fase di costruzione, il trequartista marca a uomo per tutto il campo il regista, in questo caso Zaccagni sul regista, le punte vanno sui centrali per evitare la costruzione bassa e obbligare il portiere al lancio lungo o alla palla su uno degli esterni dove però, come detto prima, Lazovic e Faraoni sono molto aggressivi e recuperano palla, mentre uno dei tre centrali segue ed aggredisce la punta avversaria che scende a prendere palla sulla linea dei centrocampisti; questo avviene, appunto, anche in zone molto avanzate come si può ben vedere dalla lavagna tattica dove Ceccherini segue il suo uomo anche fino a metà campo. In caso di recupero palla, il centrale deve immediatamente allargare il gioco o cercare Zaccagni tra le linee. Questo atteggiamento dei centrali è una costante degli scaligeri e i due difensorisono i giocatori che hanno riconquistato più volte palla, seguiti dai due esterni Lazovic e Faraoni; questi quattro giocatori sono anche quelli che commettono più falli dell’undici di Juric.

Quando il Verona deve difendersi da azioni più manovrate da parte degli avversari, i due esterni si abbassano sulla linea dei difensori e questo permette più libertà ai centrali che possono provare l’anticipo senza correre il rischio di lasciare buchi in difesa, poiché, con l’abbassarsi di Faraoni e Lazovic, si forma una difesa a 4 con i due esterni che diventano terzini. Questi movimenti devono essere fatti alla perfezione perché basta l’errore di un membro della linea difensiva per far andare in porta gli avversari.

TRANSIZIONE POSITIVA
Il Verona punta a recuperare la palla in modo molto aggressivo e, in caso di recupero pulito senza fallo, si gioca subito sul trequartista o su uno dei due esterni che immediatamente si propone sulla fascia di competenza. In caso di squadre lunghe si cerca anche il lancio in profondità per sfruttare la velocità e la tecnica di Salcedo.

TRANSIZIONE NEGATIVA
Quando perdono la palla aggrediscono immediatamente e non hanno problemi a spendere un fallo prendendosi un cartellino; infatti l’Hellas lo scorso anno fu una delle squadre con più ammoniti di tutto il campionato. Il motto è quello di recuperare immediatamente il pallone qualora se ne perdesse il possesso.

PUNTI DI FORZA
L’organizzazione di questa squadra la rende un meccanismo perfetto, aggressività e intensità sono due principi fondamentali nella filosofia di Juric. Prendendo in prestito una frase che Guardiola ha usato per definire iol’Atalanta direi che giocare contro il Verona è come andare dal dentista, anche se ne esci felice sei sicuro di soffrire.

PUNTI DEBOLI
Sicuramente fino a d’ora gli attaccanti non hanno soddisfatto le aspettative, infatti a fronte della seconda miglior difesa del campionato (dietro soltanto alla Juventus) abbiamo un attacco che fa fatica ad avere numero accettabili.

GIOCATORE CHIAVE: VELOSO
classico centrocampista “alla Pirlo”, quel tipo di giocatore che compensa la scarsa dinamicità con piedi educati e visione di gioco. Il classe 1986 è inoltre dotato di un buon tiro dalla distanza, e risulta anche piuttosto insidioso sui calci di punizione. Vista anche l’età, è chiaro che alla causa gialloblù potrà fornire anche una buona dose di esperienza, ma è altrettanto palese che per farlo rendere al meglio servirà affiancargli due che corrano anche per lui.

Durante la sua esperienza genoana, Veloso è stato allenato da diversi allenatori, ma l’unico a sfruttarne appieno le potenzialità è stato (manco a dirlo) Ivan Juric, con il quale il centrocampista classe ’86 ha potuto mettere in mostra le proprie qualità. Non stupisce quindi che, dovendo scegliere, il portoghese abbia optato proprio per la corte del tecnico croato,

IL TALENTO: ZACCAGNI
Zaccagni è un centrocampista classe 1995 del Verona salito alla ribalta nel 2018/19, che con Juric ha trovato la sua definitiva consacrazione ed è stato di recente convocato in nazionale azzurra da Roberto Mancini. Ha trafitto il Milan a San Siro (anche se poi è stato dato autogol a Calabria), si sta conquistando sempre più la stima dei tifosi e degli addetti ai lavori grazie al suo gran lavoro sul campo e al suo rendimento elevato.

Zaccagni è un giocatore con una struttura muscolare molto sviluppata e compatta, si muove con grande rapidità ed è molto intelligente tatticamente. Destro naturale, è dotato di un’ottima tecnica di base, che lo porta anche ogni tanto a ottime giocate, raffinate. Il buon controllo di palla e l’ottima conduzione gli consentono di muoversi con grande velocità col pallone. Vicino all’area avversaria può diventare molto pericoloso: ha capacità balistiche di buon livello, dalla media distanza ha un tiro preciso e sa crossare con buona precisione.

Da trequartista con Juric gode di buona libertà: ha l’intelligenza per trovare gli spazi, infilarsi e diventare pericoloso. Spesso parte da posizione decentrata, ama muoversi a sinistra per poi provare il cross forte e teso sul secondo palo. Non segna molto, e forse questo in passato è stato il più grande difetto di Zaccagni. Un paio di gol lo scorso anno, un bottino magro visto la mole di gioco che produce lui, e il Verona.

Marzio De VITA

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