Il calcio è tutto ed il contrario di tutto. Cinque giorni fa la Fiorentina disputa la miglior partita della stagione e perde immeritatamente. Per colpa dell’arbitro. Oggi, la stessa Fiorentina disputa la peggior partita della stagione e vince immeritatamente. A detta di molti, sempre per colpa dell’arbitro. Che avrebbe (e ripetiamo avrebbe) concesso un rigore inesistente e favorito la vittoria viola. La media temperata fa tre punti in due partite, meglio se conquistati contro l’Atalanta, diretta concorrente per l’Europa League.

Premesso questo, raramente abbiamo visto la Fiorentina giocare così male e subire per 90 minuti. E non inganni il 2-0 finale, figlio di un rigore discutibile e di una punizione dal limite. L’Atalanta ha letteralmente dominato il gioco inventandosi un Gomez attaccante di destra, ed un centrocampo mobile che ha dettato tempi e ritmi a suo piacimento. Quali le cause? Lo ha detto lo stesso Pioli: il mancato turn-over, la “fissa” per gli stessi undici titolari, la scarsa turnazione di una rosa che quest’anno (vivaddio) offre delle alternative impensabili solo un anno fa. Mirallas in primis, e poi Hancko, Laurini (con Milenkovic spostato al centro a dar respiro ad uno tra Pezzella e Vitor Hugo), Dabo, Edimilson, addirittura Vlahovic che tatticamente e fisicamente è ben diverso da Simeone, oggi apparso a dir poco in riserva. Fino ad arrivare al mistero gaudioso… Marko Pjaca. Che cos’ha Marko Pjaca? Enfant prodige con la Dinamo Zagabria, ripetutamente cercato da Corvino ai tempi del Bologna, promessa strapagata dalla Juventus (che notoriamente calibra ogni suo investimento), vice-campione del mondo con la Croazia a Russia 2018. Va bene gli infortuni pregressi, va bene la sbornia del dopo mondiale, va bene l’ambientamento, le difficoltà della lingua, vanno bene tutti i minus dovuti al cambio di vita e di nazionalità. Ma ripetiamo: COS’HA MARKO PJACA? I 50 minuti contro l’Atalanta sono difficilmente commentabili. E con loro le altre apparizioni col giglio sul petto, gol contro la Spal escluso. Noi capiamo 50 minuti opachi, non brillanti, conditi da qualche errore, da qualche imprecisione. Del resto anche Platini e Passarella ebbero i loro problemi all’arrivo nel campionato italiano. Ma il nulla totale visto oggi contro l’Atalanta è preoccupante. E inspiegabile. Pioli ha scelto un centrocampo muscolare, senza il regista classico, snaturando Veretout da mezzala a vertice basso. Tutto per proteggere il tridente delle meraviglie: Chiesa-Pjaca-Simeone. Lo stesso cholito deve gran parte dei suoi successi alla fantasia, all’imprevedibilità del croato, che da sinistra a destra, passando per il centro, dovrebbe figurare come valore aggiunto, uomo tra le linee, rifinitore, incursore. In una parola: il numero dieci capace di scardinare le difese avversarie. Oggi, niente di tutto questo. Anzi, Pjaca non impostava, non teneva palla, non rientrava, non copriva, in definitiva con Pjaca in campo, la Fiorentina ha giocato in dieci. E contro l’Atalanta di Gasperini, la Fiorentina non può permettersi di giocare in dieci.

Chiudiamo con un appello: GIU’ LE MANI DA FEDERICO CHIESA!!! Nessuno può permettersi di etichettare Federico Chiesa come un simulatore. Federico è un patrimonio del calcio italiano e va tutelato, contro improvvisati arruffapopoli, che obbediscono al loro padrone in nome di un contratto in più, di una copia in più, di un click in più. Ed a poco serve la dichiarazione rilasciata da Mario Cognigni in serata, debole, poco incisiva. Serve una presa di posizione forte, stentorea, a difesa di un bravo ragazzo in primis. Di un calciatore spesso brutalizzato in secundis (vedi Asamoah appena cinque giorni fa). Di un talento che, forse, è cascato male, in maniera goffa, ma che non ha assolutamente simulato. In campo, a farsi le proprie ragioni, ci ha pensato Federico. Ora tocca alla proprietà. Meglio se nella persona di Andrea Della Valle. Attendiamo fiduciosi…