Niente da segnalare sul fronte… viola. Fatta eccezione per la “Primavera” che esce anzitempo dal Viareggio, e della Fiorentina Woman’s che perde (contro la Juve) partita e scudetto. Tanto che qualcuno, con la consueta ironia tutta Fiorentina, ha scritto: “oggi ho mangiato una colomba pasquale, della marca… Maina. Mai-na-gioia”. Complimenti. Detto questo, la tentazione è stata forte: stante la totale vacuità di spunti ed argomenti, avevamo pensato (per protesta) di riproporre un editoriale già pubblicato. Un po’ quello che fece Beppe Viola, circa 40 anni fa, che schifato un giorno da un grigio derby milanese, ripropose alla Domenica sportiva (per pochi secondi) il derby dell’anno prima. Così, per protestare contro il mancato spettacolo. Però, 40 anni sono passati e (sopratutto) noi non siamo Beppe Viola, quindi abbiamo raschiato il barile e siamo ricorsi al mercato. Al caro, vecchio, mercato che funziona 365 giorni l’anno. Ricordando che domenica prossima si gioca Fiorentina-Torino per la 29° giornata, e che i granata (ottavi in classifica) ci sono sopra di 7 punti. Che, meno tre ipotetici farebbero 4, e con lo scontro diretto a favore. Insomma… anche per contratto, proviamoci.

CHIESA, SEMPRE CHIESA, FORTISSIMAMENTE CHIESA! Il mercato, dicevamo. Tiene banco, ovviamente, il caso Chiesa. Lo diciamo subito: se anche Chiesa dovesse rimanere, passeremmo tutto il prossimo anno… a parlare di Chiesa. E nel caso rimanesse fino 2022 (fine del contratto), parleremmo sempre e solo di Chiesa. Un po’ perchè fa comodo ai giornali, un po’ perchè Firenze non ha una stampa propria, un po’ perchè i Della Valle non si sporcano le mani a fare comunicati di smentita, un po’ perchè i tifosi ci godono a mettere in difficoltà la proprietà. Adombrando, anzi dando per certa, la cessione del gioiello viola con l’obiettivo di mettere in evidenza l’incapacità di Corvino (in primis) a trattenere i giovani migliori. E vi risparmiamo la litania dei vari Piccini, Mancini, Zaniolo e Bernardeschi. Però, da queste righe, vogliamo lanciare un’ancora di speranza: che si chiama Veretout al Napoli. E’ ormai scontata la cessione del francese (gli acquisti di Traorè e Zurkowski ne sono la vidimazione ufficiosa), per una cifra intorno ai 20-25 milioni. Insieme al francese mettiamo Milenkovic, ambitissimo dalla Premier League. E Biraghi, che ha pure cambiato procuratore. Cristiano è nel pieno della carriera, è titolare in nazionale e poi… gioca sempre. Anche in caso di invasione delle cavallette. Ci sarà un motivo. Aggiungiamo poi che David Hancko (promettente terzino slovacco) è il suo sostituto naturale, ed il gioco è fatto. Veretout, Milenkovic e Biraghi: totale (ipotetico) 70 milioni. A questo punto, perchè vendere Federico Chiesa? Qualcuno può dire, già oggi (dando un’occhiata a bilancio e plusvalenze) non ce ne sarebbe bisogno. A maggior ragione se fossero ceduti questi tre. Di contro la variabile potrebbero essere il calciatore ed il padre Enrico: allettati da offerte principesche, e da quel famoso treno che chiunque ha paura di perdere. Conclusione: a nostro parere, la partita non è chiusa, il caso Chiesa potrebbe ricalcare il caso Baggio (con manifestazioni certamente più urbane). E poi nel 2020 ci sono gli Europei, Federico è un titolare inamovibile della nazionale di Mancini, perchè rischiare il posto per un solo anno di purgatorio a Firenze? Quindi… intanto andiamo in Europa, vinciamo la coppa Italia, e vedrete che tutto sarà più semplice.

CINQUE MOSSE AL TRAGUARDO: manca un mese esatto alla semifinale di ritorno di Bergamo, e la Fiorentina (allenatore, squadra, dirigenza) stanno sbagliando tutto. Difficile fare peggio. E allora, nel nostro piccolo, vogliamo consegnare un vademecum di comportamento al mister Pioli che è stato il primo a smuovere le acque, ed a renderle burrascose. 1) Silenzio assoluto con i media, con la squadra, con la dirigenza. Si parla solo di calcio, solo della partita del 25 aprile e delle amichevoli (Torino, Roma, Frosinone, Bologna e Juventus) di preparazione. 2) Monitoraggio totale ed assoluto dei “panda” (come li abbiamo chiamati noi) che sono il valore aggiunto. Pensiamo a Lafont, Pezzella, Veretout, Chiesa (gravissimo errore farlo giocare a Cagliari), Muriel. Questi 5 devono arrivare a Bergamo nelle migliori condizioni psico-fisiche possibili. Sopratutto ci devono arrivare… 3) Di conseguenza, inserimento graduale delle riserve e di qualche giovane della Primavera: Montiel e Vlahovic in primis. Ma anche Beloko e Ferrarini. Prima di loro Terraciano, Ceccherini, Laurini, Hancko, Norgaard, Simeone… Non piacciono a Pioli? Il tecnico di Parma non vuol sentire ragioni? Bene, intervenga Corvino. Si imponga Corvino. Oppure Antognoni. Per il bene della squadra, per la valorizzazione di quei capitali della società fino ad oggi inutilizzati. 4) Studiare tatticamente e strategicamente l’Atalanta di Gasperini. Che sarà priva di Hateboer e Toloi, due (per loro) non da poco. Vietato marcare Ilicic e Gomez a metà campo, vietato schiacciarsi nella propria area e favorire i tiri dalla distanza, vietato sguarnire fasce e centrocampo, a costo di cambiare modulo e sistema di gioco. 5) Parlare alla squadra e motivarla, riportare entusiasmo e voglia di combattere. La Fiorentina di Cagliari è sembrata una squadra totalmente svuotata, indolente, lasciata a se stessa. Anche in questo caso, se Pioli non è in grado, ci pensi Corvino. Ne va della sua dignità, della sua professionalità. Mandi in panchina Bigica, promuova l’autogestione (chessò… Pezzella allenatore?) in ogni caso faccia qualcosa. La Fiorentina è a 180 minuti da un trofeo: il primo dei Della Valle, il primo di Corvino. Il primo, dopo 18 anni, per una tifoseria che non ne può più. Di veder sorridere gli altri. Di vedere gli altri alzare una coppa. E’ un occasione da non perdere, quantomeno da sfruttare fino in fondo…

E A GIUGNO… E a giugno dovrà essere rivoluzione. Anche in caso di coppa Italia. A cominciare dall’allenatore, per finire ai tifosi. Via Pioli, dentro Di Francesco, via i musi lunghi, dentro fiducia ed appoggio incondizionato. A meno che qualcuno sia convinto di poter cambiare le cose lamentandosi, senza però proporre una valida alternativa. Il motivo è molto semplice: le elezioni del 26 maggio ci faranno capire… se lo stadio (la cittadella) si farà, se Corvino rimane (si fanno i nomi di Faggiano e Sartori), se i Della Valle rimangono, se questa situazione oramai incancrenita potrà essere cambiata. O addirittura rovesciata. Al netto di tutto questo, la condizione attuale di odio, sarcasmo, disinteresse, che traspare dall’atteggiamento dei tifosi, non porta a niente. Atteggiamento legittimo, ci mancherebbe, ma del tutto inutile. Addirittura deleterio. Un altro anno in queste condizioni significherebbe la morte del calcio a Firenze, quindi attendiamo, valutiamo, ma in qualche modo le cose andranno cambiate. La speranza è che la rivoluzione avvenga in viale Fanti, altrimenti il cambiamento dovrà avvenire dentro di noi.