2 Marzo 2021 · 23:27
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UNA FIORENTINA IN CHIAROSCURO. ORA TOCCA A PJACA ACCENDERE LA LUCE… L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

Si sa, il calcio è fatto di episodi. Segna Benassi al 73′ e sei in Paradiso, Benassi prende il palo, tira fuori (ci poteva stare…) e sei all’Inferno. Al massimo in Purgatorio, oppure nel Limbo di una classifica buona… ma non troppo. Di una prestazione decente, ma non abbastanza. E invece il gol di MB24 (terzo gol in due partite, da contrapporre agli zero di CR7) ha risolto tutto: Fiorentina terza in classifica, con una partita in meno. Primo posto potenziale, in assoluto (col Sassuolo) squadra rivelazione del campionato.

Eppure, stasera ci aspettavamo di più. Io personalmente mi aspettavo di più. Non certo il secondo set della vittoria sul Chievo, non la stessa manovra fluida, veloce, non quella facilità dei centrocampisti di inserirsi, aggredire lo spazio, verticalizzare… Insomma, mi aspettavo delle difficoltà. Ma non così. Per questo il mio giudizio sulla Fiorentina di stasera contro l’Udinese è benevolo, ma non positivo. Quantomeno… è positivo, ma con riserva. Troppo lenta la manovra, troppo impacciata la trasmissione della palla, ed anche nella ripresa quando i vari Chiesa e Pjaca hanno cambiato marcia (si fa per dire), la Fiorentina ha faticato. E non aveva di fronte la Juventus (anche se i colori erano gli stessi), di fronte c’era l’Udinese. Di un tecnico neofita, che però sembra aver capito perfettamente il campionato italiano. Primo: perdere tempo. Secondo: fare fallo, meglio se tattico, sempre e comunque (Behrami docet, andava ammonito a metà primo tempo). Terzo: dire in sala stampa che lo 0-0 era il risultato più giusto. Così quelli che ascoltano, penseranno che l’Udinese ha ribattuto colpo su colpo, meritando il pareggio. Ed invece, la verità è che Velasquez ha messo l’autobus davanti alla linea di porta. Ha messo 11 calciatori dietro la linea della palla. Per tutti i 90′. Ma si sa, l’importante è apparire, non essere.

FIORENTINA, COS’HA FUNZIONATO? E’ presto detto: la tenuta dei difensori, l’abnegazione dei centrocampisti, il sacrificio degli attaccanti. Simeone in primis, che ha disputato un secondo tempo colossale per impegno e dedizione. Da qui a far gol (essendo un centravanti) ce ne corre, però in certe serate occorre far legna. E sperare segnino altri. Pezzella e Vitor Hugo? Monumentali. Sopratutto il brasiliano che su Pussetto (attaccante argentino pagato dall’Udinese 8 milioni di euro) ha salvato nella ripresa un gol già fatto. Edimilson… lento ma presente, Gerson spaesato però costante nel cercare la giocata, la posizione. Intendiamoci, contro il Chievo erano sembrati due giocatori diversi, ma anche i clivensi erano sembrati avversari diversi. Quindi, prendiamo il buono della situazione ed andiamo avanti.

FIORENTINA, COSA NON HA FUNZIONATO? Federico Chiesa e Marko Pjaca. E ci spieghiamo meglio. Senza quell’accelerazione vincente, senza l’assist di cachemire per Benassi, la partita di Federico sarebbe stata da 5. Se non addirittura da quattro. Assente per larghi tratti, confusionario, debole nell’uno contro uno. Poi, il lampo decisivo e torniamo lì… gli episodi contano. Eh se contano. Ma (ad esempio) contro il Napoli al San Paolo, la Fiorentina non potrà permettersi un Chiesa simile. Pena giocare in dieci… e perdere. Stesso discorso (ancora di più) per Marko Pjaca, con la differenza che il croato ha colpe relative. Perchè Pjaca era in panchina. O meglio, è entrato al 60′ quando mancava solo mezzora alla fine. E qui anche Pioli sale sul banco degli imputati: come disse Don Abbondio, il coraggio uno se non ce l’ha… non se lo può dare. Ma un’ora con Eysseric in campo, con la squadra che arranca senza trovare il bandolo della matassa, è troppo. E’ veramente troppo. E la Fiorentina di Pioli, la Fiorentina che ambisce ad un piazzamento in Europa, la Fiorentina dei Della Valle che si illude di aggredire un posto in Champions, non può giocare senza Marko Pjaca. Non può ancora aspettare così a lungo Marko Pjaca. Adesso c’è la sosta, poi ci sarà il Napoli e tre giorni dopo la Sampdoria. Entrambe fuori casa. Per motivi diversi, avversari difficilissimi. La Fiorentina, per queste due partite, ha bisogno del miglior Chiesa e di (almeno) un buon Marko Pjaca. Altrimenti, tutti i discorsi sulla Fiorentina ye-ye, sulla Fiorentina rivelazione, sulla Fiorentina sorpresa del campionato, vanno a farsi friggere. Il compito di Pioli, alla terza di campionato, è proprio questo: coniugare la vecchia Fiorentina, concreta, solida in difesa, quadrata a centrocampo, con quella fantasiosa, veloce, spumeggiante in attacco. Capace di abbattere i muri difensivi, di scardinare le difese più arcigne. Com’è successo contro l’Udinese. Anche se, contro l’Udinese, ha deciso sopratutto un episodio…

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