Un rosso, con squalifica di due giornate annessa, dal sapore particolare ed insolito per Nikola Kalinic, alla prima grave sanzione da quando sbarcò a Firenze, un paio di estati fa. Attaccante da battaglia il croato, abituato a riceverne, forse anche più che a darne, ma comunque sempre nei limiti di una condotta impeccabile ed encomiabile fino ad oggi. Eppure il k.o. in extremis con l’Empoli, il numero nove viola non l’ha proprio mandato giù: vuoi per la forma con cui è maturato, vuoi per una sorta di impotenza calcistica provata nel momento in cui non è riuscito a decidere la sfida, vuoi anche per il quasi definitivo addio ai sogni di rimonta per l’Europa League. E allora ecco scattare il classico “vaffa”, da Mazzoleni interpretato come il giudizio alla sua direzione arbitrale, dall’entourage giustificato invece come gesto di disappunto per un risultato così deludente.

E’ difficile definire la situazione come “un’escalation del nervosismo” vista la pacatezza e la riservatezza del soggetto in questione: Kalinic non è certo il classico vip da vita mondana o da prime pagine dei rotocalchi e anche a livello di esternazioni, a Firenze l’hanno sentito col contagocce. Un piccolo gesto però ci fu, lo scorso 12 marzo, subito dopo il suo gol-partita al 93’ di FiorentinaCagliari: il dito al naso, quasi a voler placare i fischi e i mugugni del “Franchi”. Un’esultanza che fino ad allora Kalinic aveva dedicato solo a qualche tifoseria avversaria, mai a quella viola, che da qualche settimana se l’era presa ufficialmente anche con Paulo Sousa, vero e proprio mentore del croato. Un segnale di insofferenza che da molti viene associato al fastidio con cui il suo tecnico sta concludendo l’avventura sulla panchina viola: c’è addirittura chi dice che il rendimento dell’attaccante miri al risparmio in vista di un futuro altrove, proprio sotto la guida del suo attuale allenatore. Cataloghiamo come gossip naturalmente i sospetti sul poco impegno da parte di un calciatore che ha dato veramente tutto per la Fiorentina; non è così campato in aria invece un possibile rinnovo del binomio tra i due, magari in un altro campionato.

L’ipotesi non è di semplice realizzazione, anche perché ad avere il mercato migliore è certamente Kalinic, cercato con insistenza dal Napoli un anno fa e dal Tianjin nel mercato di gennaio. Occhio tra l’altro ai gusti dei cinesi, in questo caso non tanto quelli del club allenato da Cannavaro (che è già stato bocciato dal croato), quanto quelli dei nuovi proprietari del Milan. A suggerirlo a Yonghong Li sarebbe stato proprio il predecessore di Sousa, quel Vincenzo Montella che potrebbe così imporre alla sua vecchia società una nuova minaccia cinese.

 

Calciomercato.com

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