Stasera festeggerà i 42 anni e l’uscita della sua biografia con una serata per 300 invitati al Colosseo. Ha chiamato i campioni d’Italia del 2001 e quelli del mondo del 2006, oltre a tanti ex compagni e allenatori. Ma Francesco Totti non ha invitato Luciano Spalletti.

Troppo tesi i rapporti con l’attuale allenatore dell’Inter, come Totti mette nero su bianco nel suo libro. Partendo da quanto successo prima di Roma – Palermo, febbraio 2016: “Tu ormai sei come gli altri, dimenticati di essere insostituibile – le parole di Spalletti -. Hai sbagliato e adesso vai a casa”. L’allora numero dieci rispose: “Vigliacco, adesso che non ti servo più mi rompi il ca…?. Hai una missione, portala a termine”.

I due continuarono a non avere rapporti, fino a quando a Bergamo, ad aprile del 2016, arrivano quasi alle mani nello spogliatoio, urlando così tanto che la discussione venne fuori perché i giocatori dell’Atalanta sentirono tutto: “Trovo la faccia di Spalletti a un centimetro dalla mia. Mi aspettava: “Basta, hai rotto le palle, pretendi di comandare e invece te ne dovresti andare, giochi a carte malgrado i miei divieti, hai chiuso”. Il tutto gridato al massimo volume. È l’ultimo litigio tra me e Spalletti, nel senso che perdo le staffe anch’io e ci devono separare in quattro perché altrimenti ce le daremmo di santa ragione”.

La partita finì 3-3: Totti entrò a 13 minuti dalla fine e segnò il gol del pareggio con un destro dal limite su assist di Florenzi. Un gesto tecnico commentato da Spalletti con freddezza: “La partita l’ha raddrizzata la squadra, Totti ha fatto il gol. Lui ha calciato in porta come l’altra volta ha dato un pallone: se ne dava tre, facevamo tre gol. Dal punto di vista giornalistico e di sentimenti, ci fa piacere questa attenzione, ma è sempre la squadra che raddrizza. Mai un giocatore”.

Gazzetta.it