Totti: "Ho detto di no al Como e al Genoa a 48 anni, non volevo tradire la Roma dopo tanti anni"

L'ex giocatore giallorosso poteva tornare a giocare in Serie A

22 settembre 2026 17:26
Totti: "Ho detto di no al Como e al Genoa a 48 anni, non volevo tradire la Roma dopo tanti anni" -
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L'ex capitano e bandiera della Roma, Francesco Totti, è stato ad un passo dal rientrare nel massimo campionato italiano. A rivelarlo è stato lui stesso all'interno del volume Oltre, come si apprende dal brano riportato dal Corriere della Sera:

«Ho declinato la Serie A. Ho detto no alla proposta del Genoa e a quella del Como. All'epoca avevo 48 anni. Sulla panchina genovese sedeva Alberto Gilardino, mio compagno di squadra nel Mondiale 2006, mentre a guidare i lariani c'era già Cesc Fabregas, una vera icona del calcio internazionale. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37: mi sarei trovato ad avere 6 e 11 anni in più rispetto ai tecnici che avrebbero dovuto darmi direttive sul campo. Non si tratta di favole o voci di corridoio, ma della pura e semplice realtà. Sembra incredibile, eppure è andata esattamente così.

Per tenermi in allenamento disputavo ogni lunedì sera partite di calciotto — il calcio a otto, una disciplina che forse rappresenta lo svago per eccellenza dei dopolavoristi — ma mi divertivo parecchio e continuavo a fare gol. Nonostante qualche chilo di troppo, la mia forma fisica non era affatto male.

I colpi erano sempre gli stessi: non ci si dimentica di come si tratta la palla, di come si spiazza il portiere su punizione o si serve un assist al bacio. Mi divertiva punzecchiare i cronisti durante le interviste con la mia solita ironia: “Sono pronto a rimettermi gli scarpini”. Sta di fatto che quella provocazione è stata presa sul serio. Qualcuno ha iniziato ad accarezzare un'idea folle: “Francesco, se ti senti pronto, rientra sul serio”.

I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho avuto contatti diretti. Mi hanno chiesto senza troppi giri di parole: “Allora, te la senti di buttarti in questa nuova avventura?”. Non stavano scherzando. Ho preso del tempo per riflettere e, prima di sciogliere le riserve, ho iniziato a prepararmi duramente. Davvero tanto. Oltre al calciotto del lunedì, ho inserito tre allenamenti settimanali in palestra e due sedute col fisioterapista, tagliando drasticamente le calorie. Niente pane, niente zuccheri, niente sfizi. Dire addio ai dolci è stato un vero sacrificio.

L'ipotesi di giocare al Ferraris mi stuzzicava: è uno stadio affascinante, con le tribune a ridosso del rettangolo di gioco e una tifoseria calorosa che ti trasmette tutta la sua foga. E poi, ironia del destino, proprio contro il Genoa avevo disputato la mia ultima sfida con la maglia giallorossa.

Gilardino mi scriveva ogni tanto su WhatsApp: “Allora, che fai?”. Da buon piemontese non è mai stato un grande chiacchierone, neppure via messaggio. Io intanto continuavo a spingere e il corpo rispondeva bene, a parte i soliti piccoli acciacchi tipici di chi va per i cinquanta. La schiena ogni tanto si bloccava, ma roba da poco. Per alcuni esercizi, a sette anni dal ritiro, ho dovuto ricominciare da capo, ma pensavo sarebbe andata molto peggio: tenevo duro e lavoravo da atleta vero.

“Frà, ma che stai a fa?”, mi chiedevo certi giorni. In altri momenti prevaleva l'ottimismo, non sapevo bene dove mi avrebbe portato questa strada o forse lo sapevo già, ma preferivo non pensarci e godermi il viaggio. La mente mi spingeva ad accettare, ma il cuore frenava. Poi i ruoli si invertivano: la ragione mi bloccava mentre l'adrenalina saliva. Alla fine, però, la domanda di fondo era sempre la stessa: ha senso indossare una maglia diversa da quella della Roma?

Nel mio intimo la risposta era chiarissima, anche se provavo a ignorarla. Avevo 48 anni, va bene, ma l'età si può gestire: perdi spunto e velocità, ma la sensibilità del piede rimane intatta, su quello non servono ritocchi. Il vero nodo era la Roma. Non un ostacolo, non lo sarà mai. Ma un tradimento d'amore non ha età, che tu abbia 18 o 48 anni».