“Il problema della Fiorentina? Non sono i Della Valle ma l’uomo nero che sta in società, lui è il demotivatore, penso sia ancora il problema all’interno della società viola” parole che a Firenze sono state accolte con un boom inaspettato di consensi. Il protagonista di queste parole Daniele Pradè, direttore sportivo della Fiorentina dal 2012 al 2016, oggi alla Sampdoria.

Il soggetto di queste parole, molto probabilmente, Mario Cognigni, il presidente esecutivo della Fiorentina nel suo attuale organigramma societario.

Le parole di Pradè sono state durissime, ma l’ambiente viola ha sempre pensato la stessa cosa, anche la Fiesole ha dedicato qualche tempo fa uno striscione molto duro nei confronti di Mario Cognigni, nell’immaginario dei tifosi della Fiorentina, il ragioniere e il dirigente capace di pensare solo a soldi e bilanci. Pradè lo ha definito “il demotivatore”.

In fondo i tifosi lo hanno sempre visto in questa maniera, qualcuno racconta addirittura anche di trattative fatte ma sfumate per un suo atteggiamento sbagliato o per un suo ok non arrivato. Questi sono sempre stati i racconti dei tifosi viola, non si sa fin quanto veritieri.

Ma se poi un direttore sportivo, colui che ha curato gli affari sportivi e sul mercato della Fiorentina per quattro anni conferma queste idee e questo ruolo di Cognigni, il gioco è fatto. Vuol dire che i tifosi hanno avuto ragione.

Dal canto suo Cognigni ha sempre incolpato Pradè di aver lasciato una Fiorentina piena di debiti, la risposta dell’attuale direttore sportivo della Samp è stata che con la cessione di Cuadrado e poi con quella di Savic tutto era stato messo a posto. Poi il famoso mercato di gennaio del 2016 ha sancito la rottura, Pradè fece un mercato che secondo qualcuno non fu “approvato” da Cognigni. Cosi si ruppono i rapporti e la favola viola al primo posto in classifica.

Le parole di Pradè hanno infastidito molto la società, sorpreso gli addetti ai lavori ma non i tifosi che seguono le vicende della loro squadra del cuore. Loro questo l’hanno sempre saputo, queste parole non servivano mica.

 

Flavio Ognissanti

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