Fino a qualche mese fa, una notizia così, avrebbe fatto esultare i dirigenti della Fiorentina più di un gol segnato al 90’ contro la Juventus. Dopo quest’ultimo turno di coppe europee, l’Italia (coefficiente 64,916) ha superato la Germania (63,998) nel ranking Uefa e adesso bracca l’Inghilterra (66,462) seconda alle spalle dell’irraggiungibile Spagna (92,855). Un fatto sostanziale, anzi fondamentale, nei campionati passati, ma ormai diventato secondario dopo la riforma Champions in vigore da questa stagione (l’Italia è tornata a poter schierare 4 squadre)

Con il ranking attuale (non eravam0 così in alto dal 2010), la Fiorentina degli anni di Montella avrebbe potuto giocare la Champions per due anni consecutivi. E i viola, intesi come club, avrebbero potuto aumentare il fatturato e mettere a bilancio (almeno) i 30 milioni annui garantiti dagli introiti della competizione più importante d’Europa. Fosse andata così, l’autofinanziamento avrebbe avuto ben altre risorse su cui basarsi, Della Valle sarebbe ancora in tribuna e probabilmente Pioli avrebbe in mano una squadra più competitiva.

Corriere fiorentino

 

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