Uno strano e perfido destino accompagna la Fiorentina. Non da ieri, non da ora… Firenze culla dell’arte e del Rinascimento, Firenze con Roma e Parigi considerata una delle città più belle del mondo, Firenze patria della moda grazie a Gucci e Ferragamo… Firenze, nel calcio, non sfonda. Sarà per le dimensioni, sarà per l’aeroporto (che non c’è), sarà per la gente attaccata alle tradizioni insomma… Firenze nel calcio ci ha provato e ci sta provando. Ma di risultati, non se ne parla. Al massimo qualche coppa Italia, lontana ormai 17 anni. Per non parlare dello scudetto, che ormai appartiene al paleozoico.

Alla luce di tutto questo uno può dire, Firenze e la Fiorentina hanno fatto una scelta: il calcio non fa per loro. Della serie: riprova, sarai più fortunato. E invece, è tutto il contrario. Firenze vorrebbe regnare, ha cercato di emergere, investendo su campioni che potessero favorire l’agognato salto di qualità. Negli anni ’30 ci fu Pedro Petrone dall’Uruguay. Ridolfi lo pagò a peso d’oro, l’artillero restituì il favore a suon di gol e di prestazioni. Poi è la volta di Cervato e Virgili, giovanissime promesse strapagate, titolari del primo scudetto. Anche De Sisti (all’epoca) costò parecchio, mentre Antognoni fu oggetto di un’asta a suon di milioni col Torino. Per fortuna il parere autorevole di Egisto Pandolfini convinse il presidente Ugolini a fare uno sforzo. E fin qui non è andata male. Anzi… Poi arriva il 1984, quando Tito Corsi ebbe un’idea meravigliosa: Antognoni non recupera? Rummenigge è infortunato? Prendiamo Socrates, fuoriclasse brasiliano che avrebbe dovuto sostituire il capitano. Come ruolo e carisma. Fu pagato 5,3 miliardi di lire, una cifra pazzesca. Il “dottore” in tutto segnò 9 reti, tra coppa e campionato, e nonostante avesse un opzione per il secondo anno, se ne tornò al Flamengo, in Brasile. Con la coda tra le gambe.

Socrates fu una specie di canto del cigno della voglia di “grandeur” della famiglia Pontello. Da quel momento gli investimenti si ridussero al minimo, si puntava sui giovani (anche tra gli allenatori, vedi Agroppi), il risultato sportivo andava in subordine al risultato economico. Più o meno come oggi. Facciamo un salto fino al 1999, ed è la volta di Predrag Mjatovic, pagato 20 miliardi dal Real Madrid. In ballo c’era la Coppa dei Campioni, Enrico Chiesa non si decideva, Cecchi Gori non voleva sfigurare. Ed invece con l’ingaggio del montenegrino furono le casse viola ad avere la peggio. Nel 2005 si replica con Bojinov. Il bulgaro, assistito da Romualdo Corvino, fu pagato 15 milioni di euro, una sorta di buonuscita da Lecce per l’altro Corvino… Pantaleo. L’operazione accontentò tutti, meno che la Fiorentina che con Bojinov voleva il salto di qualità, ed invece… rischiò la retrocessione. Nel 2013 è la volta di Mario Gomez: 18 milioni di cartellino, 5 milioni d’ingaggio (con la partecipazione della Nike), 25.000 persone alla presentazione, un infortunio alla terza giornata di campionato. La favola che finisce. Marione rientrerà a più riprese, ma ormai l’incantesimo è andato. I Della Valle avevano scommesso su di lui, con Cuadrado e Pepito Rossi per un tridente da favola. Non successe nulla di tutto questo, per un sogno che (per l’ennesima volta) svanisce.

La chiusura è scontata: con Pjaca (e con Simeone) la Fiorentina tenta l’ennesima carta. 18 milioni per l’argentino (già versati), 25 per il croato con diritto di riscatto. Se va bene, la Juve se lo ripiglia a 28. Se va male, la Fiorentina può scegliere: tenerlo o rimandarlo al mittente. La sostanza, comunque, non cambia: anche con Simeone e Pjaca la Fiorentina ci ha provato, ci ha scommesso, ahimè… al momento sta perdendo. Non sappiamo come andrà a finire: magari Simeone e Pjaca, all’improvviso, si svegliano, spaccano, cominciano a fare gol. Al momento però, la sensazione è che la Fiorentina, quando prova il colpo miliardario, l’acquisto che ti fa svoltare… non ce la fa. L’impressione è che il grande nome non sia roba per i viola. Meglio, allora, strambare su un giovane affamato, volenteroso, in linea con la grande storia gigliata. Quella della Fiorentina ye-ye. Socrates, Mjatovic, Bojinov, Simeone e Pjaca: cinque personaggi in cerca di autore e di gloria. Di una nuova verginità. Peccato che a Firenze, non l’abbiano trovata. 

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