Si potrà discutere sul modo, sulla tempistica, sulla stesura del comunicato ma vivaddio… la Fiorentina (intesa come società) esiste. Parla, comunica, si ribella. Siamo sinceri, fino alle 19 eravamo parecchio infastiditi dall’immobilismo generale: una squadra che si fa ridicolizzare dal Frosinone, un presidente (patron, proprietario, chiamatelo come volete…) che se ne va a metà secondo tempo, senza assistere al tracollo finale. Una tifoseria che, in altre circostanze, dopo una prestazione simile avrebbe rovesciato lo stadio. E invece, fedele al diktat che tutte le colpe devono essere attribuite a proprietà e dirigenza, risparmia giocatori e tecnico da critiche e/o contestazioni. Un allenatore, infine, che si limita a dire… abbiamo sbagliato partita. Aggiungendo però che, fino ad un minuto prima del fischio d’inizio, la squadra era concentrata, motivata, e sapeva esattamente cosa doveva fare. A questo punto saremmo curiosi di saper cosa sia successo in quel minuto… Unica eccezione, il solo German Pezzella, che ha ammesso candidamente: “lo scontro tra Pioli e la società non ha fatto bene allo spogliatoio”. Ah, la voce dell’innocenza… A parte un certo sarcasmo (inevitabile), la sensazione che a nessuno fregasse della Fiorentina era palpabile. Ora, come e più di altre volte. L’impressione che tutto fosse lasciato andare, senza un intervento, senza una presa di posizione, senza una sfuriata (anche solo per far contenti i tifosi) era quasi una certezza. Sempre in attesa del famoso 25 aprile, il giorno della Liberazione, il giorno della semifinale di ritorno di coppa Italia. Come se la partita dell’anno si preparasse perdendo o pareggiando con chicchessia. E invece, alle 19 il coniglio che esce dal cilindro. Intendiamoci, niente di strabiliante, anzi… volendo essere cattivi la Fiorentina (ancora una volta) ha scelto di non decidere: 48 ore di attesa per sapere come si svolgerà la settimana prima del Bologna, i 13 giorni prima della Juventus, i 17 giorni prima dell’Atalanta. Da buoni giornalisti abbiamo chiesto, ci siamo informati, ci abbiamo lavorato su… e l’unica risposta che abbiamo ottenuto è stata: attenetevi al comunicato. “Analizzare con lucidità la situazione, in seguito alla grave sconfitta contro il Frosinone”, questo in pillole il significato. Che, tradotto in italiano corrente, vuol dire: Pioli resta al suo posto, ci guarderemo in faccia e (probabilmente) andremo in ritiro fino al Bologna. Ripetiamo: allo stato pratico è una non decisione, semmai un proseguimento dell’agonia. Però, come disse qualcuno, “eppur si muove”. Poco, pochissimo, ma si muove…

  • ALLE PORTE COI SASSI: E del resto i tempi stringono, e qualunque allenatore venisse a sostituire Pioli potrebbe fare ben poco. Non mancano i precedenti: nel 2001, Roberto Mancini sostituì Fatih Terim alla 21° giornata. Era il 4 marzo 2001, la Fiorentina perse a Bari per 2-1, e due mesi dopo il neo allenatore azzurro ebbe l’onere (ma anche l’onore) di giocarsi la doppia finale di coppa Italia col Parma… vincendola addirittura. Nel 1975, al posto di Nereo Rocco (ed in attesa di Carletto Mazzone) fu Mario Mazzoni (l’allenatore in seconda) a dirigere la finale di Roma contro il Milan di Albertosi e Luciano Chiarugi. Risultato finale 3-2 per i viola, ed ancora una volta l’allenatore “ad interim” che alzò la coppa. Certo erano altri tempi, il “secondo” faceva parte della società, non c’erano come oggi gli staff tecnici. In sostanza, il vice di Pioli (tale Giacomo Murelli) non potrebbe mai sostituire il suo titolare. Toccherebbe, semmai, al tecnico della squadra Primavera: Emiliano Bigica. Detto tra noi, sarebbe un grosso rischio: una montagna di responsabilità, zero esperienza, poche motivazioni visto che Emiliano è in lotta con i suoi ragazzi per campionato e coppa Italia di categoria. E poi lo stesso Bigica ha detto recentemente di… “non sentirsi pronto”. E se lo dice lui… Restano i traghettatori. Edy Reja, per esempio. Allenatore praticamente in pensione, già contattato da Corvino ai tempi di Sousa. I vari Montella, Donadoni, Guidolin… nessuno di loro verrebbe a fare da tappabuchi: si parte da un contratto triennale, e poi se ne parla. Capirete, quindi, che Stefano Pioli resterà in sella fino a fine campionato. Non sappiamo sinceramente con quali risultati, con quale entusiasmo, con quale voglia di stupire, ma (a meno di rovesci clamorosi nel derby dell’Appennino), la Fiorentina andrà a Bergamo con Pioli in panchina.

TUTTI COLPEVOLI: qual è la morale di tutto questo? Che è inutile cercare un colpevole, un responsabile, una vittima sacrificale. Sarà una frase fatta ma, sono tutti colpevoli. A cominciare dalla società che (al netto di una rosa che noi continuiamo a definire buona e competitiva) non ha avuto il coraggio e la prontezza di esonerare un allenatore che ha clamorosamente fallito, ha clamorosamente deluso. Nessuno da lui pretendeva la luna, ma 13 punti dall’Atalanta e 10 dal settimo posto a sette partite dalla fine, non è ammissibile. Non è perdonabile. Tutti colpevoli, per finire ai calciatori: le prove di Cagliari, Lazio, Torino e Frosinone in casa, sono semplicemente vergognose. Lesive della loro dignità, ed offensive per la storia di Firenze. Gente come Muriel, Gerson, Veretout, Mirallas, non può passeggiare per il campo in attesa di un miracolo divino. Non può e non gli deve essere permesso. Quindi, bene il comunicato che dice: Corvino, Cognigni, Antognoni e Salica ci sono e (con moderazione) lottano con noi. Allo stesso tempo urgono risposte concrete, tempestive, immediate. Anche perchè a Bergamo basta un gol…