
Sono passate due settimane dall’ultimo articolo. Due settimane di silenzio che non sono state distrazione, né disinteresse. Sono state nausea. Perché quando la Fiorentina ti stanca dentro, quando ti svuota l’anima prima ancora della classifica, allora tacere diventa una forma di difesa.
E oggi, dopo una settimana che ci ha regalato prima un roboante 5-1 contro l’Udinese e poi l’ennesima, vergognosa sconfitta contro il Parma, quel silenzio non è più sostenibile.
Chiediamo scusa noi.
Ai lettori.
Ai tifosi.
A chi ancora apre questo blog sperando di trovare un senso. Anche se non dovremmo essere noi a farlo. Perché le scuse dovrebbero arrivare dalla società, da chi guida questa Fiorentina verso un destino che somiglia sempre più a una lenta, umiliante condanna.
IL 5-1 ALL’UDINESE: VITTORIA, SÌ. MA CON L’ASTERISCO GRANDE COME UNA CASA
Vincere 5-1 fa sempre piacere. Nessuno lo nega. Ma raccontarla come una rinascita sarebbe un insulto all’intelligenza dei tifosi viola. Dopo dieci minuti l’Udinese resta in dieci uomini: portiere espulso per aver parato fuori area su Kean. Partita inevitabilmente spaccata. Squadra avversaria disintegrata tatticamente e mentalmente. Da lì in poi, la Fiorentina ha semplicemente fatto il suo dovere. Bene? Sì. Entusiasmante? No. Risolutiva? Assolutamente no. Perché questa squadra ci ha abituati a una cosa precisa: quando il contesto la aiuta, galleggia. Quando il contesto la mette alla prova, affonda. E infatti…
PARMA–FIORENTINA: LA PARTITA CHE FA PIÙ MALE DEL RISULTATO
Sabato, a Parma, non servivano scuse. Servivano attributi. Era una sfida salvezza. Una di quelle partite che, se sei una squadra vera, giochi con il coltello tra i denti. Invece abbiamo visto una Fiorentina svuotata, lenta, apatica, senza rabbia, senza anima. 0-1, sì. Ma poteva finire peggio. Perché non si è vista voglia, non si è visto attaccamento, non si è visto nulla che somigliasse alla parola “Fiorentina”. E allora basta. Basta raccontarcela. Basta aggrapparsi agli episodi, agli alibi, alle “partite storte”.
Questa squadra è povera dentro.
UN MESSAGGIO CHIARO AI “SENATORI”
Dodô, Kean e tutti gli altri che dovrebbero rappresentare questa squadra. Se non avete più voglia, se non credete più in questo progetto, abbiate il coraggio di chiedere la cessione. Fatelo per voi, ma soprattutto fatelo per noi. Perché vedere giocatori camminare, tirare indietro la gamba, giocare senza rabbia è un’offesa quotidiana a chi segue la Fiorentina ovunque. Nessuno vi chiede di essere fenomeni.
Vi si chiede di lottare. E questo, oggi, non sta accadendo.
VANOLI: COSA È CAMBIATO RISPETTO A PIOLI?
Domanda semplice. Brutale. Inevitabile. Cosa ha fatto Vanoli, fino ad oggi, di realmente diverso rispetto a Pioli? Dove sarebbe la svolta? Dove sarebbe l’identità? Perché i difetti sono gli stessi. La fragilità mentale è la stessa. Le partite decisive perse, identiche. Cambiano i nomi in panchina, ma la Fiorentina resta ferma, prigioniera di una mediocrità strutturale che parte dall’alto e scende fino all’ultimo cambio al 90’.
L’UNICA (FORSE) BUONA NOTIZIA: PARATICI
In questo deserto, una voce circola: Fabio Paratici. Se confermata, sarebbe l’unica vera notizia degna di questo nome arrivata finora. Perché significherebbe una cosa semplice: competenza. Significherebbe ammettere che fino ad oggi si è sbagliato tutto. Ma attenzione: Paratici non è un miracolo.
Paratici non basta, se resta una foglia di fico su una gestione americana che continua a navigare a vista.
COMMISSO, IL CENTENARIO E LA PAURA PIÙ GRANDE
Il punto finale è sempre lo stesso.
Rocco Commisso. Questa proprietà americana sta trascinando la Fiorentina verso un abisso pericolosissimo: la Serie B nell’anno del centenario.
Una macchia storica.
Un’umiliazione eterna.
Un tradimento verso Firenze e la sua storia. E no, non basta il Viola Park, non bastano le interviste, non bastano le promesse. Servono fatti. Subito.
CHIUDIAMO COSÌ. CON AMAREZZA. MA SENZA ARRENDERCI.
Abbiamo chiesto scusa noi, oggi.
Per il silenzio.
Per la rabbia.
Per l’amore che fa male. Ma che sia chiaro: noi non molliamo. Non saremo né servi né complici. Mai.
A chi ci legge, a chi soffre come noi, auguriamo comunque buone festività e un buon anno nuovo.
Sperando che il 2026 ci restituisca una Fiorentina degna del suo nome. Perché questa, oggi, non lo è.
JATEVENNEEEEEEEEEEEEEEEEEE!
Lo Scugnizzo Viola
