La Fiorentina recupera un rigore, almeno in senso metaforico. Questa la sentenza dei vertici arbitrali dopo la direzione di Luca Pairetto nella sfida tra i viola e l’Atalanta. Quasi come avesse sentore di possibili guai, il designatore Rizzoli aveva scelto di vedere dal vivo proprio il match del Franchi. E quindi dalla tribuna ha seguito tutti gli episodi controversi e alla fine ne ha discusso con i diretti interessati: Pairetto e soprattutto Manganiello.

Già, perché l’appunto più importante è stato fatto sulla trattenuta in area di Spinazzola ai danni di Astori. Una situazione sfuggita in toto o in parte all’arbitro: proprio per questa ragione doveva aprirsi il paracadute della tecnologia. Le immagini sono impietose: la maglia del capitano viola si allunga in modo evidente con il difensore nerazzurro che non guarda mai il pallone, ma ha come unica preoccupazione di evitare che l’avversario possa staccare in modo tranquillo. Insomma, un rigore evidente che andava fischiato oppure segnalato dal Var (Manganiello) a Pairetto.

E non hanno senso neppure le parziali giustificazioni riferite proprio a Rizzoli (“difficile capire l’entità della trattenuta dal replay”): il gesto ripetuto e le modalità del fallo avevano come sola opzione la massima punizione. Questo il verdetto del designatore: la Fiorentina masticherà amaro, ma almeno una delle domande poste domenica sera in tv da Freitas ha avuto risposta positiva.

Rispedite al mittente, invece, le considerazioni del dirigente sul rigore dato all’Atalanta e quello richiesto su Gil Dias. L’analisi del designatore e dei suoi collaboratori è stata attenta e si è soffermata pure sulle linee guida (il protocollo Ifab) della Var. alla fine, considerato il penalty per la squadra di Gasperini perché Pezzella va dritto su Ilicic (tamponandolo), mentre il pallone gli passa in mezzo alle gambe (con tocco fortuito del difensore). Non un rigore solare, ma giustificabile dalla dinamica.

E proprio quest’ultima salva parzialmente Berisha: va a caccia della palla, la tocca cercando di spostarla (rimbalza sullo stinco di Dias) e poi col guanto colpisce la gamba dell’avversario. Ma il portiere in uscita bassa ha più margine di un normale difensore perché rischia il tutto per tutto: aver toccato in modo chiaro il pallone gli dà un alibi e far continuare l’azione non è stato per Rizzoli un errore. Probabilmente sarebbe stato uguale nel caso contrario. Ecco spiegato come mai la Var sia rimasta ai margini: sugli episodi interpretabili non può intervenire e il rivedere le immagini non è contemplato. Semmai è una scelta di buon senso. Ma questo il protocollo Ifab (sconosciuto ai più) non lo dice.

La Gazzetta dello Sport

 

Comments

comments