Federico Chiesa ha parlato a Sport Week, queste le sue parole:

Settantacinque milioni di euro. Non ti pesa questa montagna di soldi che hai sulle spalle?
“Fa un certo effetto se uno si mette lì a pensarci. Il segreto è proprio questo: non me ne curo, penso solo a fare bene in campo, a migliorarmi, dando maggiore continuità alla mia prestazione nell’arco della partita. Insomma, il valore del cartellino non mi riguarda”.

Riguarda però la Fiorentina e club importanti, Juventus in primis, che ti vorrebbero. Ti senti di promettere ai tifosi che diventerai una bandiera viola come Antognoni?
Non sono nessuno al cospetto di Antognoni: lui ha lasciato un segno indelebile nello sport italiano, io sono solo al terzo campionato da professionista. Diventare una bandiera? Non lo so, credo che nel calcio attuale sia complicato. Sono uomo mercato? Può essere, nel caso sarà la Fiorentina a valutare le richieste: io penso alla prossima partita contro il Napoli”.

La Fiorentina ha vinto la Coppa Italia nel 2001. In attacco giocavano Nuno Gomes e Enrico Chiesa: sarebbe bellissimo imitare papà. I miei genitori? Il percorso scelto per me a scuola era parallelo a quello del campo. Avevo un piano B: mi sarebbe piaciuto fare il chimico oppure il biologo.

Mi sono iscritto all’Università: Scienze Motorie, sono fermo a due esami, ma quest’estate in ritiro preparo un’altra materia. Sì, diventare “dottore” come Chiellini è un obiettivo. Per il resto, devo dire solo grazie a mamma e papà. Anche per l’inglese: è utilissimo, a volte lo uso coi compagni stranieri.

Mister Pioli vuole giustamente che si parli solo italiano, ma qualche volta faccio di nascosto il traduttore. I figli? Per carità… Sono gioiosamente single. Non mi ci vedo proprio a fare il padre. Sto bene con la mia famiglia: mi rivedo in mio fratello”.

Il momento più bello?
“Il debutto in Serie A in casa della Juve. Non era previsto, quando Paulo Sousa me l’ha detto sono rimasto spiazzato. Avevo anche un po’ di paura, ma poi è passata. E’ stato tutto bellissimo, persino il siparietto con uno steward che dopo l’intervallo non voleva farmi entrare in campo. Non mi conosceva, così quando ho cercato di raggiungere la panchina per vedere il secondo tempo mi ha bloccato”.

Il più brutto quando ti hanno accusato di essere un simulatore per il rigore contro l’Atalanta?
Acqua passata. Certo, non mi ha fatto piacere. A volte si dicono delle parole che forse sarebbe meglio evitare, ma andiamo oltre…”.