Prandelli: "Si piange quando falliamo, ma della Nazionale non frega niente a nessuno ed è risaputo"
L'ex tecnico viola ha parlato della Nazionale italiana che non andrà al Mondiale
In una lunga intervista rilasciata a La Repubblica, Cesare Prandelli ha analizzato senza filtri il momento del calcio italiano, muovendosi tra presente, futuro e ricordi dolorosi. L'ex allenatore della Fiorentina è partito dal talento di Dusan Vlahović, ricordando l'impatto avuto con l'attaccante serbo agli inizi della sua carriera: «Da ragazzo aveva voglia di spaccare il mondo: determinato, attento, feroce. Con una personalità forte. Anche in allenamento voleva sempre far gol. Io ho provato a completarlo». Un legame calcistico forte, che spinge Prandelli a criticare la gestione contrattuale del giocatore da parte del club bianconero, pur ribandendone l'assoluto valore: «La Juve ha sbagliato a portarlo a scadenza. È un giocatore forte, quando sta bene garantisce 15-20 reti a campionato».
Dalle dinamiche dei club, l'ex CT ha poi allargato lo sguardo sulla Nazionale azzurra, sottolineando come i grandi nomi sulla panchina non bastino se manca una visione a lungo termine: «Non ci sono nomi giusti, servono programmi giusti. Allenatori così sarebbero un sogno, ma se devi qualificarti ai grandi tornei e perdi due partite nessuno se ne ricorda più. Bisogna partire da un progetto serio. Serve una condivisione di idee tra Figc e Lega calcio». Proprio su questo punto, Prandelli ha espresso tutta la sua amarezza per la storica mancanza di tutele verso l'azzurro da parte delle istituzioni della Serie A, ricordando la sua esperienza e quella dei suoi successori: «Quando ero ct la Lega piazzò la Supercoppa in Oriente pochi giorni prima di un'amichevole con la Nigeria: mi indignai. E a Mancini non hanno concesso neanche uno stage prima dei play-off. Della Nazionale non frega niente a nessuno».