Ci sono gare che non ti lasciano scampo. Decisive, mica sono match secchi per una qualificazione oppure per scattare verso un traguardo, ma che contano maledettamente per la serenità. E domenica a pranzo la Fiorentina e Pioli metteranno in tavola proprio quella tranquillità della quale hanno tanto bisogno. Il motivo è semplice: per settimane si è parlato del «cantiere aperto», della «giovane età del gruppo» delle tensioni esterne che possono condizionare, adesso però il cantiere deve essere chiuso e i problemi devono restare fuori dai cancelli. E’ il momento in cui la Fiorentina dovrà guardarsi allo specchio. Mica per vedersi giovane e intrigante, bensì per capire davvero di quale pasta sia fatta. Sì, sarà melodrammatico quanto volete, ma è davvero arrivato il momento della verità.

Pioli ha lavorato sodo. Un giorno dopo l’altro, per capire e farsi capire. Il vero volto della Fiorentina.Qual è? Brillante, misurata, votata al gioco d’attacco, misurata, cauta o spregiudicata? Nonostante le assenze, nonostante gli impegni internazionali, Stefano ha visto e rivisto filmati e sequenze, per disegnare la soluzione finale. Ha ancora dei problemi da risolvere, come quello del trequartista, perché Saponara che era migliorato ancora non è al top e pure Eysseric ha bisogno di tempo e lavoro.

Deve lavorare sugli esterni difensivi, alterni nel rendimento. Deve decidere se confermare (come sembra) la difesa a quattro oppure come ha già fatto nel passato scegliere tre centrali. Deve curare i movimenti in attacco: con Simeone e per Simeone. Deve verificare se Thereau può giocare interno dietro al Cholito oppure se può fare il centrale o la seconda punta. Deve «lavorare» sulle immense qualità di Chiesa che per ora resta a metà strada fra esterno o eventuale seconda punta. Ha tutte le pedine sul tavolo, le guarda, le riguarda, sa di essere vicino, a un passo dalla soluzione perfetta, ma che ancora ha bisogno di un po’ di tempo. E sa pure che…il tempo non ce l’ha. Comunque guardi la sua squadra di una cosa si sta convincendo senza grandi incertezze: le fondamenta della sua squadra partiranno dal centrocampo.

A Badelj forse ancora manca la migliore condizione, deve ritrovare la grande tempistica che lo hanno fatto soprannominare «il metronomo», Corvino aspetta ancora il gesto definitivo per l’avvio del suo nuovo contratto (il direttore comunque è ottimista), ma è indiscutibile che la fonte del gioco e l’idea stessa, fin qui, è stata figlia proprio del croato. E’ lui, per il momento, la pietra angolare della Fiorentina. Sia che giochi il 4-1-4-1, che il 4-2-3-1 o il 4-3-3, Badelj è indispensabile, sia nel riempire gli spazi che nel cercare di ribaltare il gioco.

Comunque vada, Pioli pare proprio che riparta sempre dal suo centrocampista principe. Dunque Badelj sempre, ma chi accanto a lui? E’ giovane, ancora con spruzzi di ingenuità, però Veretout ha dimostrato, al di là di qualche ingenuità (deve ancora imparare pure la lingua), di avere anche intuizioni e preziosità tecniche. Se da una parte è «carta vetrata», dell’altra può trasformarsi in velluto puro. Però in due, solo in due, non bastano. Ci vuole il collante e, in attesa dei trequartisti, il lavoro toccherà a un giocatore che solo superficialmente può apparire decentrato, ovvero Benassi.

Sì, tutti e tre, con gli esterni che dovranno essere bravi a stringersi ed allargarsi. E loro, i tre a stare «in campo», presenti, assolutamente coesi. Questa deve essere l’anima della squadra. Al resto penseranno i ragazzini terribili. Simeone, Chiesa, Dias e quando verrà lanciato anche Lo Faso.

 

Alessandro Rialti, Corriere dello Sport Stadio

 

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