Paci: "I fiorentini non devono pregare Kean di restare, non giochiamo mica in Serie C e siamo la Fiorentina"
L'attore è intervenuto in radio per parlare di vari temi sulla Fiorentina
Intervenuto ai microfoni di Lady Radio, il celebre attore e sostenitore gigliato Alessandro Paci ha esaminato senza peli sulla lingua il difficile epilogo di campionato della Fiorentina, tracciando un bilancio drastico che investe l'intero ambiente e partendo da una netta stroncatura dell'annata: “Se dovessi dare una valutazione all'anno calcistico, darei alla Fiorentina un misero 4. L'unico a meritarsi una promozione convinta è il portiere De Gea, poiché sono certo che senza i suoi miracoli saremmo sprofondati in Serie B. Il resto dell'organico, invece, si attesta ampiamente sotto la sufficienza. Per quanto riguarda Kean, non lo considero il principale responsabile, ma se esprimesse il desiderio di andarsene lo lasceri partire subito. Noi del pubblico viola non dobbiamo certo implorare un atleta affinché vesta la nostra maglia, con la massima considerazione non stiamo parlando mica del Bari che milita in terza serie. La squadra ha enormi responsabilità, anche se bisogna ammettere che Stefano Pioli ha commesso i suoi sbagli; al contempo, ritengo che una fetta di colpa vada attribuita anche ai vertici societari”.
Il comico toscano ha successivamente manifestato evidenti dubbi sul domani della guida tecnica e sui rumors che vorrebbero Fabio Grosso vicino al club, evidenziando il bisogno di un timoniere dal temperamento più solido per interfacciarsi con i vertici aziendali: “Su Grosso voglio essere onesto: mi fa piacere per lui perché ha avuto un passato da grande calciatore e sta dimostrando di essere un tecnico valido. Tuttavia, in questa fase storica alla Fiorentina serve una guida già consacrata nel panorama calcistico, di certo non pretendo un nome alla Ancelotti, ma perlomeno una figura capace di fare la differenza. Sulla panchina di questa squadra occorre un profilo di spessore, altrimenti nel corso della stagione si ritroverà a confrontarsi con una dirigenza che, se non dimostri carattere, finisce per sopraffarti. Mi auguro che le cose vadano al meglio, ma ho l'impressione che Grosso non abbia il pugno di ferro necessario”.
In conclusione, Paci ha suggellato il proprio pensiero con un nostalgico parallelo sulla presidenza e sulla profonda metamorfosi del calcio moderno, rimpiangendo l'attaccamento viscerale del passato a scapito della conduzione odierna del gruppo Commisso: “Un tempo era direttamente il patron a occuparsi del mercato, selezionando e cedendo i calciatori in prima persona. Oggi lo scenario è mutato, dato che al comando c'è il figlio, e l'auspicio è che si dimostri un pizzico meno autoritario rispetto a chi lo ha preceduto. Vogliamo davvero paragonarlo a Cecchi Gori? Cerchiamo di essere seri. Di recente mi hanno intervistato per fare un confronto tra l'era Commisso e quella di Cecchi Gori, ma mi è parsa una follia. Cecchi Gori era un vero e proprio supporter della squadra, un uomo cresciuto a pane e Fiorentina. Mi rendo conto che oggi il pallone sia in mano ai grandi gruppi industriali e finanziari, eppure io sento la mancanza di quel romanticismo. Avendo qualche anno in più, ho ancora impresse nella mente le immagini dei presidenti che si arrampicavano sulle barriere per esporre i cartelloni con scritto che Batistuta non si toccava. Quella era un'epoca trainata da un sentimento completamente diverso”.