Pablo Daniel Osvaldo ha rilasciato una lunga intervista sul suo passato da calciatore a la Gazzetta dello Sport. Eccone una parte: “Di persone che non hanno voluto il mio bene ne ho incontrate. Mi riferisco al signor Prandelli, che mi escluse da Brasile 2014 dopo i gol nelle qualificazioni. Ascoltò media e pubblico che non volevano l’argentino con la numero 10. Io non un professionista vero? Cazzate. Mi sono sempre allenato al top, parlavano male perché ero stravagante. Al 90′ per me finiva tutto e non ero un Cristiano Ronaldo che faceva palestra a casa dopo l’allenamento. Ma questo vuol dire? Avevo altri interessi fuori dal campo, pagai anche per questo. Ero un ribelle che ha commesso degli errori, ma ero comunque il migliore. L’omosessualità? I gay ci sono, ma hanno paura del coming out. Il calcio non è pronto, verrebbero distrutti. Mancini?
«Gli tirai un cazzotto dopo Juve-Inter del 2015. ‘Vuoi fare a botte?’. Lui: ‘Ma non dirmelo davanti a tutti’. Se non mi avesse cacciato avrebbe perso autorevolezza agli occhi degli altri. Poi andai nel suo ufficio di Appiano piangendo, mi vergognavo. È un grande, anche lui con un bel carattere”.

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