29 Gennaio 2022 · 15:20
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Mutu: La Fiorentina rimane la squadra del mio cuore. Quando feci il ‘cucchiaio’ a Frey..”

L’ex attaccante della Fiorentina, Adrian Mutu, è intervenuto su SkySport24 al programma “Casa SkySport” dove ha parlato dei viola, ma non solo. Queste le sue dichiarazioni: “Sto bene in isolamento come dovrebbero stare tutti (ride, ndr). Sono a Bucarest a casa con la famiglia”.

Interviene Giampaolo Pazzini: “Ciao Adri, volevo salutarti, è un po’ che non ci vediamo. E’ stato bello giocare insieme anche se ero un giovanotto, sei stato un gran giocatore, facevi pochi assist (ride, ndr), ti piaceva più fare gol: è stato bello, per me un piacere condividere lo spogliatoio con uno con la tua personalità. Ti piaceva quando provavamo le punizioni e Prandelli ti diceva di visualizzare il cerchio sopra il terzo e il quarto uomo (ride, ndr)?”.
Risponde Adrian Mutu: “L’importante è non prendere la barriera, diceva di visualizzare questa specie di cerchio che a me faceva impazzire: io non tiro le punizioni così, non è così che si fa. Gli altri si divertivano perché ci mettevamo quasi a litigare con il mister, ma alla fine era sempre una cosa costruttiva che mi ha portato a fare gol su punizione molto importanti. Anche Pazzo mi fece un assist di tacco con il Siena… Lui diceva così perché c’era concorrenza tra lui e Bobo Vieri che era a fine carriera e lui scherzava sempre perché diceva che facevo gli assist agli altri e non a lui (ride, ndr)”.

Qual è stato l’allenatore più importante nella sua carriera calcistica?
“Ne ho avuti tanti e importanti tra i quali Capello, Lippi che mi ha preso nell’Inter, Malesani… Qualche nome è così importante per l’Italia… Prandelli però è quello che mi ha ispirato di più, insegnava calcio e adesso facendo l’allenatore capisco tante cose che mi diceva a quei tempi. Lui è quello con cui mi sono divertito di più. Ci sono allenatori per le grandi squadre come Capello o Lippi e ci sono allenatori che riescono a trasmettere ai giovani delle cose importanti e Prandelli è uno di questi: a parte i movimenti individuali, mi ha insegnato anche a giocare con la squadra a tutto campo”.

Le piacerebbe allenare la Fiorentina?
“E’ il mio sogno nel cassetto, ma in questo momento sono in un periodo di studio, dovrò farlo quando sarò pronto al 100% perché so che cos’è la Serie A”.

Quale partita vorrebbe rigiocare con la Fiorentina?
“Andata e ritorno contro i Rangers, semifinale di Coppa Uefa. Pareggiammo sia andata e ritorno perdendo ai rigori. Vorrei rigiocarla perché sbagliai un colpo di testa da 2 metri su assist di Marchionni o Santana non ricordo. Andai in tuffo per non schiacciarla ed invece la schiacciai troppo e tirai fuori. Quell’anno potevamo vincere la Coppa Uefa”.

Come allenatore reputa di essere un offensivista o uno attento agli equilibri?
“La prima cosa che faccio sempre è guardare la difesa: senza equilibrio difensivo e posizionamento difensivo non riesci a gestire ed essere corto per pressare e recuperare la palla. Penso sempre alla mia difesa perché so quanto è importante. Sullo 0-0 se hai dei bravi attaccanti può succedere qualcosa, nella mia filosofia la difesa, il posizionamento dei giocatori dentro il campo è fondamentale. Spesso gli attaccanti diventano difensivisti e i difensori pensano più all’attacco. Ho giocato sia in grandissime squadre che nelle grandi e nelle piccole: ho preso da tutte queste esperienze, mica ho giocato a pallamano (ride, ndr). Bisogna adattarsi alla realtà che siamo: nelle piccole non si può giocare come al Barcellona se lo pensi è giusto che tu vada a casa. Sono in pochi gli allenatori che possono mettere in mostra la propria filosofia. Conte, Mancini, Klopp, Mourinho, Guardiola chiedono giocatori ed il club spende 200 milioni di euro e li acquista. I normali come noi si devono adattare, utilizzare tutti i sistemi e da lì crescere”.

Interviene Sebastien Frey: “Sono stanco di dover parlare di te sempre… Quanto mi rompevi negli spogliatoi (ride, ndr). Adri è uno dei più talentuosi con i quali ho avuto la fortuna di giocare, ti abbraccio forte, puoi raccontare tutto quello che vuoi non abbiamo più segreti. Auguri a tuo figlio, dagli un bacio Fenomeno. Non ha rubato niente a nessuno con questo soprannome”.
Risponde Adrian Mutu: “Abbiamo giocato tanti anni insieme nella Fiorentina, siamo rimasti molto molto amici, ci sentiamo quasi tutti i giorni. Io pensavo quando gli feci il cucchiaio con il Cesena che non avrebbe mai avuto il coraggio di rimanere fermo… Il calcio è divertirsi, per farci anche due risate una volta smesso ho deciso di fare il cucchiaio. Sono andato a chiedere scusa, a nessuno va giù, ma è rimasto tutto lì, ci siamo divertiti e ci abbiamo riso sopra. Il secondo gol è stato più bello”.

Il gol più importante fatto in Serie A?
“Questo secondo gol che feci col Cesena contro il mio amico Frey”.

Qual è il club al quale è più legato?
“Sono più legato alla Fiorentina per tutto quello che ho vissuto lì, per come mi hanno trattato e mi stanno trattando i tifosi, ma anche per il legame che si è creato con la città”.

Il sentirsi leader è stata la sua benzina per rendere al meglio?
“Non ci ho mai pensato però ci sta che sia vero. La mia cultura calcistica non mi ha fatto rendere al meglio sotto pressione con concorrenti allo stesso livello nelle grandissime squadre. Davo sempre il meglio quando mi sentivo il più forte, se non sei l’unico e ti perdi un po’ per incapacità di reagire va via tutto”.

Il rigore sbagliato contro l’Italia è stato uno degli episodi più amari?
“Buffon mi conosceva, giocando insieme alla Juventus e non solo. Lui è stato l’unico portiere che mi ha parato due rigori, uno lo tirai fuori a Parma e l’altro all’Europeo volevo tirare sotto la traversa, ma l’ho presa troppo bene e fece un intervento stupendo come un grandissimo portiere come lui può fare. Se andavamo sul 2-1 loro andavano fuori dal girone. Per me fu un momentaccio perché molti pensavano che l’avessi fatto apposta, ma vi assicuro di no, anzi volevo far vedere di essere capace di buttare fuori i campioni del mondo con una doppietta”.

L’aneddoto con Peruzzi all’Inter.
“Si faceva una partitella a fine allenamento, ero in squadra con Baggio. Mi volevo mettere in mostra, dimostrare, segnare a Peruzzi. Feci finta di tirare forte un rigore, pallonetto e presi traversa. In quel momento un orso come lui iniziò a rincorrermi, iniziai a farlo anche io e son finito sul terzo campo rientrando in spogliatoio quando lui era a casa perché avevo paura (ride, ndr)”.

Interviene Dario Dainelli: “Ciao Adri, sempre un piacere vederti e farti un saluto dopo i ricordi di Verona e Firenze. Potrei elencare tanti aneddoti che abbiamo vissuto. Adesso siamo diventati vecchiotti, io ho qualche capello bianco, te no perché forse non hai pensieri, ma ti verranno. Sei diventato mister, le preoccupazioni e l’impegno sono grandissimi, ti faccio un grande in bocca al lupo anche se conoscendoti è meglio se lo faccio ai tuoi ragazzi (ride, ndr). Ti aspetto a Firenze il prima possibile”.
Risponde Adrian Mutu: “E’ stato bellissimo, capitano. Grande e grazie! E’ sempre stato un ragazzo serio, leader silenzioso, nostro capitano nella Fiorentina. Spero di lavorare con lui un giorno come allenatore e lui dirigente”.

Quali sono 4 ricordi memorabili della sua carriera?
“Me ne vengono in mente tanti. Il ricordo con il Genoa da 3-0 a 3-3 che ci portò in Champions League. Poi la partita contro il Liverpool in Champions, 2-0 a Firenze. Altro ricordo meno bello quando abbiamo vinto contro il Bayern 3-2 con Robben che negli ultimi minuti ci condannò all’eliminazione. L’ultimo meno bello è la partita in casa con i Rangers con Vieri e Liverani che sbagliarono il rigore ed io, essendo il quinto, non ebbi la possibilità di tirarlo. C’è tanta nostalgia nelle carriere dei giocatori di calcio. Spero di ritrovarmici come allenatore magari con finali diversi… Sarebbe molto bello”.

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