Dopo una trasferta tradizionalmente ostica come quella di Cagliari (e si è visto), ne arriva una che (al contrario) rappresenta un vero e proprio portafortuna. Per la Fiorentina e non solo… Due dati, tanto per gradire: Verona-Fiorentina finisce col segno “due” da ben sei campionati. Il più recente, datato 10 settembre 2017, terminò addirittura con un sonoro 5-0, e vide l’ultimo gol in maglia viola di Davide Astori. Ampliando il concetto la Fiorentina, sui 28 precedenti col Verona in serie A, ne ha vinti 13, pareggiati 8 e persi 7. Uno score assolutamente invidiabile. La ciliegina, in quel di Verona, è ovviamente il 15 ottobre 1972 quando, con una insolita maglia numero 8, esordiva il “ragazzo che gioca guardando le stelle”... al secolo Giancarlo Antognoni. Anche quel giorno finì in gloria (2-1, gol di Clerici ed autorete di Mascalaito), e la sensazione generale fu di aver assistito ad un evento semplicemente epocale. Detto questo (la premessa positiva e propositiva era doverosa), per Vincenzo Montella è scattato l’ultimatum. Si sa, nel gioco del calcio si va per tappe prefissate: dopo 12 partite (praticamente un terzo del campionato) si giudica la bontà di una squadra. Dopo le prime due soste si giudica la bontà di un allenatore. Quantomeno se arriverà a mangiare il panettone. A dire il vero Montella, col 2-5 di Cagliari, ha rischiato di non mangiare neppure le ballotte, ma poiché Rocco Commisso è uomo di parola e Daniele Pradè il suo maggiore sponsor, l’aeroplanino resta in volo… fino alla prossima sosta. Fino a Natale, appunto. Verona e Torino fuori casa, Lecce, Inter e Roma in casa. Con l’aggiunta della Coppa Italia da giocare il 3 dicembre contro il Cittadella, ancora al Franchi. Sei partite in cerca di un allenatore, verrebbe da dire. Se i viola e Montella continueranno sulla falsa riga, non solo di Cagliari, ma anche di Brescia, Lazio, Sassuolo e Parma (la Fiorentina è da più di un mese che non sta giocando a calcio), allora crediamo che Commisso tirerà le somme, ed una riga sul nome di Montella. Anche per questo diciamo (e titoliamo) che per Vincenzo è giunta l’ora del buon senso, delle cose semplici. Senza cercare alchimie tattiche, piuttosto che rincorrere moduli e schemi pindarici. Anche perchè, la Fiorentina di oggi, non li può proprio rincorrere.

  • CENTROCAMPO CHE NON VINCE, SI CAMBIA… Sopratutto si cambia un centrocampo decimato dalle squalifiche: Pulgar e Castrovilli, infatti, al Bentegodi saranno costretti a sedersi in tribuna. In teoria una disgrazia tecnica non da poco, visto che il cileno ed il talentino barese (da poco anche esordiente in nazionale) sono stati tra i migliori di queste prime 12 giornate. In pratica l’occasione di schierare un centrocampo più eterogeneo, più muscolare, per assurdo più equilibrato. La rosa viola prevede 8 centrocampisti di ruolo: i tre classici titolari (Badelj, Pulgar e Castrovilli), Benassi e Zurkowsi come prime alternative, Cristoforo, Dabo ed Eysseric… desaparecidos buoni solo per la distinta. Quindi il numero reale si riduce a cinque. Se di questi, due sono squalificati, restano gli altri tre: Badelj, Benassi e Zurkowski. Guarda caso il centrocampo provato nell’amichevole di sabato contro l’Entella, con l’eccezione di Cristoforo al posto di Badelj convocato con la nazionale croata. Qualcuno potrà dire, dovremmo essere contenti di vedere Benassi e Zurkowski al posto di Pulgar e Castrovilli? Non diciamo questo, però è indubbio che il centrocampo fin qui proposto non ha difeso e non ha innescato l’attacco. Non ha fatto filtro e non ha tenuto palla. Si è mostrato un centrocampo fragile, leggero, spesso né carne né pesce. Nè abbastanza tecnico da rinunciare ad un mediano, né abbastanza fisico da permettersi due registi. Più un trequartista (di estrazione, di nascita) come Castrovilli. Che hai voglia a definirlo il nuovo Tardelli, ma sempre di trequartista si tratta. Qual è la morale? Che, data per certa la riconferma di Badelj vertice basso, due elementi come Benassi e Zurkowski formeranno una mediana più omogenea: un calciatore di qualità a dettare i tempi, e due incursori a cantare e portare la croce. Vedrete che anche la difesa ne trarrà beneficio. Questo cosa significa, che Pulgar e Castrovilli non devono più giocare? Ovviamente no. Significa che “questa” Fiorentina (lo abbiamo scritto e riscritto) non può permettersi due registi, che c’è bisogno di una mezzala di lotta e di governo, e di un’altra che sappia fare anche gol... oltre che rientrare e sacrificarsi. Praticamente il trio Pulgar – Castrovilli – Benassi. Considerando che il Verona è la rivelazione del campionato (dopo il Cagliari), che giochiamo in trasferta, che c’è bisogno di far risultato a tutti i costi, ecco che un centrocampo più plebeo casca a proposito. Per il tiki-taka di antica memoria (il 2012 con Pizarro-Borja-Aquilani) ci sarà tempo e modo. Ora c’è da fare solo ciccia.

CENTRAVANTI O NON CENTRAVANTI? QUESTO IL DILEMMA… E chiudiamo con l’annoso problema delle squadre di Montella: ci sarà finalmente spazio per un vero centravanti, oppure no? Tradotto: a Verona Dusan Vlahovic partirà titolare, oppure no? Volete la nostra? Per noi no. A Verona giocherà Boateng insieme a Ribery e Chiesa. Per più ragioni: perchè Vlahovic, a Montella, non piace. Quantomeno non piace del tutto. Oppure facciamo così: ancora non lo convince. Lo convincerà… forse. Secondo motivo, senza due centrocampisti titolari, tre elementi offensivi come Ribery, Chiesa e Vlahovic tutti insieme, per Montella sono troppi. Boateng può giostrare anche come centrocampista aggiunto, può stare tra le linee, aggiunge carattere e personalità alla squadra. E poi il Boa è molto amico di Ribery, e allora… Ultima domanda: fa bene Montella a comportarsi così? Se volete ancora la nostra, assolutamente no. Ma vedrete che se non è zuppa…