Maldini: "Guardiola stava per accettare la Nazionale, non è mai stato un problema di soldi con lui"
L'ex giocatore ha parlato del colloquio con Guardiola
Paolo Maldini espone la propria versione dei fatti. A seguito dell'addio all'incarico di direttore tecnico degli Azzurri e di presidente del Club Italia, la bandiera rossonera ha rotto il silenzio su quanto accaduto di recente, ripartendo dal primo sì dato a Malagò: "Mi ha contattato nel periodo pasquale dicendo: esiste la concreta chance che io sia eletto alla guida della Figc e sei la figura che desidero al mio fianco. Gli ho fornito la mia adesione. Nel pallone ho soltanto due riferimenti: il Milan e la selezione azzurra. Successivamente non ci siamo più parlati. Alla vigilia del voto, Malagò mi ricontatta: domani c'è la votazione, le prospettive sono ottime, ti voglio in squadra. E io: vediamoci per discuterne".
La conversazione ha infine condotto all'intesa definitiva tra le parti: "Mi ha proposto la presidenza del Club Italia. La sfida non riguardava un semplice rilancio della Nazionale, bensì la rifondazione complessiva del nostro movimento calcistico". Una ristrutturazione destinata a coinvolgere anche Leonardo: "Ci legano profonda amicizia, principi e valori comuni. Leo possiede uno spiccato talento gestionale, oltre a un perfetto intendimento con me. Abbiamo avviato il progetto da lì, introducendo una figura inedita: la direzione tecnica, mai presente prima nel quadro organizzativo della Nazionale, dove il selezionatore si interfacciava direttamente con il vertice federale. Una dinamica scorretta, poiché un allenatore necessita costantemente di un confronto tecnico". A soli 16 giorni dall'insediamento sono giunte però le dimissioni della coppia: "Gli accordi iniziali sono stati modificati; l'unica strada percorribile restava il passo indietro. O meglio, la scelta di non sottoscrivere il contratto quadriennale che sarebbe scattato dal primo agosto". Punto di rottura principale è stata la nomina del nuovo commissario tecnico: in prima battuta il tentativo per Guardiola, poi il ripiegamento su Pirlo, opzione mai realmente digerita da Malagò: "La mia prima domanda è stata chiarificatrice: a chi spetta la scelta del ct? Malagò ha garantito: la decisione sulla guida tecnica appartiene a voi, io mi limiterò a ratificarla. Queste erano le intese. Gli sviluppi successivi hanno però stravolto il quadro".
La priorità assoluta per la panchina azzurra era stata individuata in Pep Guardiola: "Rappresenta l'emblema del calcio di manovra e d'attacco. Tramite conoscenze comuni aveva manifestato l'ambizione di guidare una rappresentativa nazionale. Siamo volati a Barcellona per incontrarlo, abbiamo pranzato e trascorso un'intera giornata a confrontarci. L'idea lo stuzzicava parecchio ed è stato ad un passo dal dire sì, al punto da iniziare a bozzare le formazioni su carta...". Successivamente è maturato il no del tecnico catalano: "Principalmente per logoramento fisicomentale. Pep viene da un decennio estenuante in Premier League ed è stato operato alla colonna vertebrale; avvertiva l'esigenza di staccare. È stata comunque una trattativa estremamente concreta: abbiamo analizzato dettagliatamente l'organico, a partire dall'Under 17... Incassato il no, siamo virati su Andrea. Malagò era costantemente aggiornato, l'abbiamo informato su ogni singolo passaggio". Infine, la smentita di Maldini sulle indiscrezioni relative a un ingaggio da 20 milioni di euro: "Falso. L'aspetto economico non ha mai rappresentato un ostacolo. Pep ci ha detto chiaramente: garantitemi un euro in meno rispetto al compenso del precedente ct e per me l'accordo è fatto".