Davide Astori col numero 13 che guida… dall’alto. Federico Chiesa col 14 che spacca la partita. Cristiano Biraghi col 15 che segna e la vince, in piena zona Cesarini. Così è il calcio, nel segno della continuità: 13, 14, 15. L’Italviola di Roberto Mancini batte la Polonia per 1-0 e sembra finalmente scrollarsi di dosso l’apatia degli ultimi due anni: un 4-3-3 tutto fantasia, il falso nueve come antica novità, la voglia di giocare, di divertirsi, di aiutarsi l’uno con l’altro. Contro un avversario per niente secondario (almeno loro sono andati ai mondiali), che schierava un tridente offensivo composto da Zielinski, Milik e Lewandoski. C’è di peggio in giro. Nel mezzo la prova di Federico Chiesa (stasera schierato col numero 14, che fu di Cruyff, di Rivera, di Tardelli…) e Cristiano Biraghi: migliore in campo il primo, peggiore in campo il secondo, ma col grande merito di crederci, inseguire e raggiungere quel pallone. L‘Italia vince grazie alla Fiorentina, e di questi tempi non è poco.

PIOLI, HAI VISTO MANCINI? Lungi da noi paragonare il tecnico di Parma con il “mancio”: troppo diversi tra di loro, praticamente agli antipodi. Contro la Polonia, però, Mancini ha mostrato coraggio ed idee che vorremmo vedere anche in Pioli. Ci spieghiamo meglio. L’Italia, pur con interpreti e modulo diverso, ha in qualche modo ricalcato la Spagna campione del mondo: Insigne (o Bernardeschi) falso nueve è il manifesto, come fu David Villa per gli spagnoli. E poi un centrocampo tecnico ed omogeneo composto da Verratti, Barella e Jorginho, con i primi due a dare più sostanza, ed il terzo spesso tra le linee con licenza di inserirsi e tirare in porta. Come furono Xabi Alonso, Busquets, e Xavi, con Iniesta attaccante aggiunto. Paragoni forse azzardati, sopratutto per gli uomini in campo, ma quello che conta è il concetto di base: Mancini ha rischiato schierando tre centrocampisti tecnici e di sostanza allo stesso tempo, senza rinunciare al fraseggio, al triangolo, allo scambio veloce. Dal gioco corto a quello lungo in un baleno. Per farlo servono piedi educati e velocità di pensiero. Quello che, in questo momento, non ha la Fiorentina. Veretout non è un regista, Gerson è fuori dalla manovra, Benassi è defilato ed ha eccessivi compiti di copertura. Non a caso il gioco non riparte, Pezzella si appoggia su Milenkovic e non sul vertice basso (che non c’è), i reparti sono slegati e Simeone resta solo e abbandonato a se stesso. Soluzioni? Veretout riportato al ruolo di mezzala in primis, con Gerson spostato centrale a dare qualità alla manovra. A destra uno tra Benassi ed Edimilson, che però stiano più vicini per fare reparto. Quello che manca al centrocampo viola è la qualità, lo scambio stretto, l’uno-due a creare superiorità numerica, e stasera Mancini tutto questo l’ha trovato. Invitiamo Pioli a fare altrettanto.

LA “FOLLIA” DI PJACA: concludiamo col gioiellino di casa viola, Marko Pjaca. Leggiamo dalle colonne di Sport Week: “Senza infortuni sarei forte come Neymar e Hazard”. Allora… Sulle doti tecniche del croato niente da dire. Lo ha dimostrato in passato, lo ha dimostrato anche in quei piccoli spiragli di luce viola. Da qui a paragonarsi a Neymar e/o Hazard ce ne passa. Noi vogliamo prendere questa dichiarazione come uno stimolo, una smazzata, una dimostrazione di autostima che lo possa aiutare a credere in se stesso. A ritrovare il guizzo, a cercare lo spunto per il quale la Fiorentina è pronta ad investire 25 milioni. Ad oggi sembra una follia, una sana follia, in prospettiva una dichiarazione d’intenti che al popolo viola piacerà tantissimo. Certo bisogna darsi una mossa, perchè le giornate di campionato scorrono…

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