Dal giorno del debutto in A niente meno che allo Stadium contro la Juve, non ancora diciannovenne, sono passati solo 7 mesi. A Federico Chiesa sono bastati per conquistare Ventura e rovesciare il proprio mondo, per ritrovarsi catapultato dalla rassicurante culla del calcio giovanile a quello abbacinante dei grandi. Quello che ha visto protagonista il padre Enrico, gol a grappoli e tanti trofei. Quello che, ha detto ieri a Sky varcando i cancelli di Coverciano, «mi sta regalando emozioni incredibili, fantastiche. Essere qui è l’ennesima gioia di questa annata, un premio al duro lavoro di questi mesi e alla mia crescita». Chiesa s’è presentato alle 19,30, poco dopo il ct che lo ha chiamato per questo terzo stage. Il giovane esterno della Fiorentina, dopo essere sceso dall’auto della mamma (non ha ancora preso la patente) è arrivato a piedi, la tuta d’ordinanza con la scritta Italia, il borsone azzurro sulle spalle, sorridente ma composto, in linea con il carattere da antidivo. «Questa chiamata è una gioia gigantesca. Dico grazie e dedico tutto alla mia famiglia, alla Fiorentina e a Sousa». Antognoni lo plaude: «Il ragazzo si merita tutto questo, sta facendo bene ed è cresciuto tanto, spero resti a lungo nel giro della Nazionale».

Un figlio d’arte che ha letteralmente bruciato le tappe riuscendo in pochi mesi a conquistare tutto e tutti. Sousa gli ha dato subito fiducia («Ha valori tecnici e umani unici e una voglia tremenda di fare bene e migliorarsi»), Ventura già a gennaio durante la cerimonia della Hall of Fame del calcio italiano annunciò la sua imminente convocazione: «Ho visionato Chiesa più volte, è una piacevole sorpresa, se continua così è giusto che sia con noi. Grazie a lui e ad altri giovani talenti abbiamo un futuro importante». E Federico non si è mai fermato: il primo gol in Europa League (a Baku a dicembre col Qarabag, decisivo per la qualificazione) che è stato pure il primo da professionista, la firma sul prolungamento di contratto con la Fiorentina fino al 2021 («E’ un patrimonio che vogliamo blindare», disse il dg Corvino) alla vigilia della sfida di ritorno con la Juve vinta anche grazie al suo contributo; la prima rete in A il 22 gennaio a Verona col Chievo, quindi la prima al Franchi una settimana dopo contro il Genoa davanti ai tifosi viola che lo hanno eletto già loro beniamino insieme all’altro talento Bernardeschi. E poi assist, corsa, giocate importanti, 29 presenze finora tra campionato (22), Europa League (5) e Coppa Italia (2) di cui 18 da titolare. Fino al doppio salto in azzurro, dall’Under 19 all’Under 21 dove ha debuttato lo scorso mese contro Polonia e Spagna (con tanto di assist) fino alla Nazionale di Ventura con cui lavorerà oggi e domani. «Questi giorni saranno formativi al 100%, farò di tutto per dare il massimo davanti al ct», ha detto mentre vede realizzarsi ad uno ad uno i suoi sogni. «Ora vorrei l’Europa con la Fiorentina e partecipare a giugno all’Europeo con l’Under 21. Avessimo battuto la Samp sarebbe stato meglio – ha sorriso -, ma i nostri avversari sono stati bravi». Ora però il viola lascia il posto all’azzurro. Chiesa ha il futuro in mano, ma giustamente vuole gustarsi il presente e cogliere ogni attimo.

 

Tuttosport

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