La Spal festeggia la salvezza con tre giornate di anticipo: come aver vinto uno scudetto. Il Chievo, retrocesso da tempo, perde male, malissimo, arrendendosi senza lottare. Finisce 4-0 e il passivo poteva essere più pesante.

Di Carlo decide di puntare sui giovani, ma il motivo del k.o. non è solo questo: dentro l’esterno albanese Drecka, al debutto assoluto e l’attaccante montenegrino Grubac, al debutto da titolare dopo aver visto il campo per 16 minuti in casa col Napoli. La squadra di Semplici prende in mano la partita fin dall’inizio e non la molla più: va in vantaggio dopo 8 minuti con Felipe su angolo da destra di Murgia (gol numero 15 di testa, nessuna squadra ha fatto meglio) e anche alla disattenzione di Andreolli.

Poi controlla il gioco senza problemi. Drecka soffre molto la velocità di Lazzari e lo stesso succede sull’altra fascia con Depaoli che non tiene Fares e poi esce per una botta alla caviglia. La Spal costruisce con calma il suo gioco fatto di accelerazione degli esterni e le imbucate di Missiroli, il controllore di Vignato, l’unico del Chievo che sembra aver voglia di proporre qualcosa di interessante. Intanto Di Carlo cambia modulo e passa al 4-3-1-2 con il frastornato Drecka che arretra a fare il terzino sinistro.

Il secondo tempo è la fotocopia del primo: partita chiusa dopo due minuti, Diousse perde palla a centrocampo, Kurtic lancia Floccari che segna con un diagonale. La Spal decide di rallentare, sembra accontentarsi. Di Carlo toglie Vignato, l’unico da salvare e passa al 4-3-3 con Stepinski. Tutto inutile: arrivano anche i gol di Felipe e Kurtic. E l’arbitro, compassionevole, non dà neppure un minuto di recupero.

Gazzetta.it