La sfida di Paulo, se dovesse arrivare l’Europa League sarà merito suo, se non dovesse arrivare sarà colpa della società

La colpa della società viola secondo il tecnico? Quella di non aver voluto investire

0
723
Firenze, stadio Artemio Franchi, 23.02.2017, Fiorentina-Borussia, Foto Fiorenzo Sernacchioli. Copyright Labaroviola.com. Paulo Sousa
È come se Paulo Sousa giocasse un finale di stagione tutto suo, in cui gli interessi personali (trovare una nuova squadra, adesso si parla della Roma) fossero prevalenti rispetto a quelli della Fiorentia. Un allenatore double face, che da una parte tira fuori l’orgoglio, e dall’altra ti sbatte in faccia tutto il suo realismo.
A Genova, contro la Samp, si è agitato per tutta la partita, ha incitato la squadra, le ha dato coraggio con i cambi e dopo il pareggio di Babacar è andato a prendere i suoi giocatori che festeggiavano (perdendo tempo) e li ha spinti in campo. Carattere, appunto. Poi, però, si è lasciato andare a quella velatura di rabbia che si porta dietro da quando è arrivato a Firenze. I Della Valle non gli piacciono, e tantomeno Cognigni. E non gli piace il modello di squadra che hanno messo in piedi. «Questa non è la mia squadra, io la alleno e basta » ha detto ad un giornalista dopo la partita con la Samp. Vero.
Ma la sensazione è che questa ammissione sia in realtà un modo per lavarsi le mani. Per far capire che con questo gruppo andare in Europa è un’impresa. E se ce la fa, i meriti sono suoi. Ma se non ci riesce è colpa della società che non ha investito.
La Repubblica Firenze

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui