Firenze non ha bisogno di altre divisioni, lo sappiamo. E ci scusiamo se daremo l’impressione di quelli che soffiano sotto la cenere. Però… Dopo Guelfi e Ghibellini, interventisti e innocentisti, “leccavalle” e “rosiconi”, riemerge a tempi alterni e prende forza una sottomarca di divisione: quelli pro Corvino e quelli contro Corvino.

Estensione dell’essere pro o contro i Della Valle. Ed in questo caso, le fortune (o sfortune) della stagione viola sono passate anche da qui. Fino al 4 marzo, quando la tragedia di Astori ha azzerato tutto, e per assurdo la Fiorentina si è ricompattata. Ed è ripartita. E allora, chi siamo noi per agitare il coltello nella piaga, per rinfocolare una polemica sul direttore sportivo che si trascina dai tempi di Prandelli?

Lo spunto ce lo offre la partita perfetta della Fiorentina contro il Napoli. Nessun errore, nessuna sbavatura, addirittura un “senza voto” provocatorio a Sportiello proprio per evidenziare la totalità del trionfo viola. Su tutte, le prestazioni di Simeone, Milenkovic, Pezzella e Benassi. E poi Laurini, Biraghi, Veretout… Persino Bruno Gaspar, quando è entrato non si è fatto trovare impreparato.

Insomma, dal primo all’ultimo, sono tutti figli di Corvino, tutti figli del suo mercato. Suo e di Freitas. Fino ad ora rinnegato, deriso, vilipeso, che da oggi forse… verrà rivalutato. Certo, restano gli errori: Maxi Olivera e Cristoforo (lo scorso anno) sono sul piatto. Che piange. Eysseric e Gil Dias gridano vendetta, perchè negarlo? Ma tre pezzi da novanta come Simeone, Milenkovic e Pezzella, con Benassi che finalmente esiste e batte un colpo, rovesciano il discorso. Dimostrano come le cose buone siano state superiori agli errori, che la rosa è più competitiva di quella disegnata, che le plusvalenze (se mai ce ne saranno) saranno ottime ed abbondanti. Propedeutiche alla costruzione (Andrea Della Valle dixit) di una squadra che dovrà puntare alla Champions. E se Napoli e Lazio vengono celebrate per aver saputo vendere e ricomprare (Cavani, Higuain, Keità Balde, ad esempio…) la Fiorentina potrà fare lo stesso. A partire da Chiesa, per finire a Milenkovic e Pezzella.

Qual è la morale di tutto questo? Che la stagione della Fiorentina è stata giudicata con troppa fretta, con troppa cattiveria, con troppa superficialità. Solo perchè il padre di tutto questo si chiama Pantaleo Corvino, braccio destro di Diego, colpevole della famosa frase: “Olivera? E’ un problema di chi non lo conosce”.

Una sorta di lesa maestà, per clienti e pseudotifosi. Facciamo un po’ di conti: togliamo le prime due partite con Inter e Sampdoria, quando la squadra non era ancora… una squadra. Togliamo le due partite con Sampdoria e Verona in casa, figlie di un mercato di gennaio in divenire che, evidentemente, aveva tolto serenità. Togliamo Sassuolo di recente, terza partita in sei giorni, nella quale gli errori di Pioli (Maxi Olivera e Gil Dias titolari) e dell’arbitro Irrati (espulsione frettolosa di Dabo) hanno causato il tracollo. Tolte queste, sapete dirci quante volte la Fiorentina ha tradito? Ha deluso? Sapete dirci quante volte Pezzella e Veretout (su tutti) ma anche Vitor Hugo, Laurini, Biraghi, Benassi e Simeone hanno fallito? Intendiamoci, stiamo parlando di una rosa da Europa League. Nessuna volontà di vendere il prodotto per quello che non è. La Champions è altra cosa, ne siamo coscienti. Ma la Fiorentina di Corvino, la nuova Fiorentina di Pioli, meritava tutto questo scetticismo?

E allora, a tre giornate dalla fine, l’obiettivo iniziale è ancora vivo. Ulteriore dimostrazione della bontà del lavoro svolto. Il vero obiettivo è arrivare all’ultima a non più di tre punti dal Milan. E a quel punto ci sarà da divertirsi. Allo stesso tempo siamo convinti che stasera, vedendo i tre gol di Simeone, le chiusure di Pezzella, la cattiveria di Milenkovic, la quantità di Benassi, le marcature di Biraghi e Laurini, si sia divertito anche Pantaleo Corvino. E qualcuno, prima di “sparare” sul DS, dovrebbe pensarci due volte…

Stefano Borgi