Questo l’articolo di Duccio Zoccolini sul Corriere fiorentino che parla delle nuovo possibilità che offre la riforma della Chanpions:

Più vicini alle stelle del calcio. La riforma della Champions League ufficializzata venerdì dalla Uefa è un punto di svolta per i club italiani, Fiorentina in primis. Dall’edizione 2018/19, infatti, l’Italia avrà di nuovo quattro posti (e senza passare dai preliminari) nel torneo più importante d’Europa. Dopo aver cancellato l’apertura ai nuovi mercati del calcio promossa da Platini negli anni scorsi, i vertici Uefa vogliono rendere ancora più appetibile (e quindi vendibile) la Champions agevolando le squadre con una tradizione consolidata. Come? Valorizzando le federazioni più importanti. E tra queste anche quella italiana. Ecco perché anche la Fiorentina può sorridere, a patto che anche i Della Valle si convincano che è il momento di fare qualche investimento in più sulla squadra. Già dal prossimo campionato, infatti, le prime quattro della serie A accederanno direttamente alla fase a gironi della Champions.

E sarà così almeno fino al 2021 per le prime 4 nazioni del ranking Uefa, attualmente Spagna, Germania, Inghilterra e Italia. Un passo avanti rispetto alla situazione attuale (due più una ai play-off) ma anche rispetto ai tempi di Prandelli quando le qualificate erano tre più la quarta che giocava il preliminare (ricordate le sfide con Slavia Praga e Sporting Lisbona?). Una riforma che avvicina sensibilmente i viola a un traguardo più volte sfiorato negli ultimi anni.

La Champions oltre a dare prestigio garantisce quelle entrate economiche (intorno ai 30 milioni per la sola partecipazione) in grado di portare i club italiani a un cambio di passo più che mai necessario. Per capire meglio la portata di questa novità è sufficiente prendere in esame gli ultimi cinque campionati, in cui ben tre volte la Fiorentina è arrivata quarta (ciclo di Montella). Con l’attuale regolamento sarebbero state tre partecipazioni dirette alla Champions. Non male.

La riforma, alla quale si sono opposti con forza le federazioni nazionali minori, deve quindi fare scattare qualcosa dalle parti di Viale Fanti. Deve essere uno stimolo ulteriore per provare a fare quel salto di qualità e tornare nella competizione in cui i Della Valle sono già stati per due anni (dal 2008 al 2010). Una musichetta che, con tutto il rispetto per l’Europa League, ha un valore ben diverso. Già, però conti alla mano è anche proprio grazie all’Europa League e alla Fiorentina che oggi l’Italia può godere per questa riforma. Perché il quarto posto nel ranking per nazioni davanti a Francia e Portogallo deriva in parte proprio dalle ottime recenti prestazioni dei viola in campo europeo.

Nel ranking per squadre dopo Juventus e Napoli c’è infatti la Fiorentina, terza tra le italiane e ventiquattresima in assoluto. Non il Milan, l’ Inter o la Roma, ma la squadra di Sousa che gioca in Europa da quattro anni consecutivi. Per questo l’assist arrivato dall’Uefa i viola se lo sono meritato eccome, a differenza, per esempio, delle milanesi che d’ora in avanti potranno disporre anche dei freschi capitali dei nuovi proprietari asiatici. Tornando ai viola, la riforma, oltre che negli uffici del club, è stata tema di discussione anche nello spogliatoio, tra i giocatori stessi. Reazione normale per chi vede avvicinarsi (almeno sulla carta e sui regolamenti) un traguardo inseguito da tempo e sfuggito per poco. Il passo più grosso, però, lo dovrà fare proprio la società.

L’occasione è ghiotta e le possibilità, dati storici alla mano, ci sono eccome. Si tratta di investire e fare, perché no, delle scommesse. Tutto quello che non è successo un anno fa, quando nulla è stato fatto per riascoltare la famosa musichetta della Champions. E d’ora in poi, cambierà la musica?

Comments

comments