Gerson torna titolare in questa sfida contro il suo passato e molto probabilmente contro il suo futuro. Firenze per lui è un piccolo segmento sistemato su una carriera che sembrava fulminante e poi, all’improvviso, si è leggermente fulminata. E così Di Francesco lo ha mandato a Firenze a mettere insieme chilometri nelle gambe. Lui non l’aveva presa molto bene, ma poi ha capito.

La voglia c’è. Un tiro in Ferrovia, due o tre contropiedi abortiti dalla lentezza di riflessi.

Poi Gerson prende coscienza del fatto che questa non la può proprio fallire. E Pioli gli dà una mano cambiando assetto alla Fiorentina. Il 4-2-3-1 con Edimilson al posto di Mirallas lo sposta in avanti, a destra, suo antico ruolo. Meno ragio namento, più velocità nelle ripartenze. Così il ragazzo trova un po’ di campo, anche per qualche contropiede.

Arriva perfino a colpire un diagonale che sembra chissà cosa, ma sfortunatamente per lui la difesa salva tutto. Alla fine comunque Gerson costruisce una partita semi decente. La prima. Come dire: le motivazioni non sono tutto, ma quasi. Certo, potrebbe fare di più, ma questo era cosa nota.

Benedetto Ferrara, La Repubblica