Jovetic: "Potevo andare alla Juventus, ma rispettavo troppo la maglia della Fiorentina e rifiutai"

Il giocatore montenegrino ha raccontato la sua carriera alla Fiorentina e non solo

23 giugno 2026 15:16
Jovetic: "Potevo andare alla Juventus, ma rispettavo troppo la maglia della Fiorentina e rifiutai"  -
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In una profonda confessione rilasciata al Corriere della Sera, Stevan Jovetic ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera. Oggi l'attaccante montenegrino si trova a Cipro, una scelta di vita prima ancora che calcistica: «Cipro è il posto ideale per me e la mia famiglia in questo momento della mia carriera. Avevo bisogno di maggior leggerezza, di giocare per divertirmi». Il suo viaggio nel calcio che conta parte da lontano, da un'infanzia segnata dal grande desiderio di calcare i campi italiani: «Il mio sogno da bambino? Giocare in Serie A, il campionato migliore al mondo negli anni ’90». Ma la sua giovinezza è stata segnata anche dalle ferite profonde lasciate dal conflitto nei Balcani: «Mi ricordo dei bombardamenti, sono esperienze che ti rimangono dentro. Ero solo un bambino, ma mi hanno costretto a diventare uomo in fretta».

Il suo talento non passa inosservato e nel 2007 le grandi potenze d'Europa si muovono per acquistarlo: «C’erano diverse squadre interessate: Juventus, Real Madrid, United». La sua scelta ricade però sulla Fiorentina, considerata lo step perfetto per maturare: «Era la soluzione migliore. Ero giovane, dovevo giocare e fare esperienza. Era lo step giusto per la mia crescita. In viola ho vissuto momenti bellissimi. Siamo arrivati a competere con le big e a giocare in Champions League». Proprio nel momento di massima ascesa, a soli vent'anni, arriva la terribile rottura del legamento crociato: «È stata molto dura. Ero un ragazzo di vent’anni che viveva il suo miglior momento. Per il crociato sono rimasto fermo un anno intero. Dieci giorni prima dell’infortunio mi aveva chiamato il procuratore per le offerte di Inter e Real, ma non mi sentivo ancora pronto. Poi mi sono rotto il legamento». Il legame con Firenze si interrompe tempo dopo tra le polemiche, a causa di un titolo che caldeggiava un suo trasferimento a Torino: «Hanno strumentalizzato una mia intervista. Ricordo ancora il titolo: “Addio Firenze, vado alla Juve”. Ma non avevo mai espresso quelle parole. È vero, sarei potuto andare a Torino. Sarebbe stato anche più semplice per me. Ma rispettavo troppo la maglia viola».

La sua storia si arricchisce anni dopo con lo storico trionfo europeo conquistato in Grecia: «In Grecia ho vinto la Conference League. Un’emozione incredibile, il mio primo titolo europeo. È arrivato tardi, ma in una realtà unica. E l’ho conquistato davanti ai miei tre figli. È stato il successo più bello per me». Accanto a lui, nei momenti più bui, c'è sempre stata la moglie, fondamentale per superare la scomparsa del padre e la delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 con il Montenegro: «Mancava poco per realizzare il mio sogno. Poi sono arrivate le ultime due partite. Mi sono infortunato, abbiamo perso entrambe. Il dolore sportivo più grande. Ma voglio portare il mio Paese alla Coppa del Mondo o all’Europeo, per questo continuo a giocare». Nonostante il desiderio mai realizzato di rivestire la maglia viola («Sì, sarebbe stata una bella pagina della nostra storia. Ma nessuno mi ha mai richiamato»), Jovetic si guarda indietro con orgoglio, consapevole di essere un vero guerriero: «Sono soddisfatto della mia carriera. So dove sarei potuto arrivare senza gli infortuni. Ne ho avuti diversi, due molto gravi. A livello mentale non è stato facile, quando ti fai male anche la testa ne risente. Ma ora se penso al mio percorso, vedo una mia grande vittoria: sono sempre tornato, sono rimasto in piedi nonostante tutto. Sono stato un guerriero. Avrei potuto smettere da anni, ma sono ancora qua».