Il gol di destro di Josip Ilicic, più mancino del vecchio Partito Comunista, è un segno dell’apocalisse. Gattuso lo vede materializzarsi dopo 26 minuti del secondo tempo, quando l’Atalanta è avanti 1-0 a San Siro e il Milan è nel momento migliore della sua partita. Spinazzola da sinistra mette in mezzo una palla commovente – perfetta, imprendibile per Bonucci ma al millimetro per il compagno – e Ilicic a pochi metri da Donnarumma completa l’esecuzione. Lo stato d’animo a volte gira in un secondo e lo stadio, fino a un attimo prima un po’ freddo ma speranzoso, passa alla contestazione: Milan-Atalanta non cambia più e finisce 0-2, gol di Cristante e Ilicic.

Abbastanza da rendere il Natale terrificante: il Milan è nono a -21 dal Napoli e, in attesa del posticipo, a -14 dal quarto posto. Quel che è peggio, il cambio di allenatore ha quasi peggiorato una squadra da quattro punti in quattro partite. Il Milan ancora una volta non ribalta uno svantaggio, reagisce meglio di altri giorni ma resta una squadra molto fragile. Oltre la mente, poi, c’è il calcio. Il Milan dopo 18 giornate e due allenatori sembra spesso senza un piano di gioco. Gattuso questa volta cambia ancora – Borini e Cutrone esterni d’attacco, Bonaventura e Montolivo a metà campo con Kessie – ma offensivamente trova poco. Qualche pericolo, una parata nemmeno complicata di Berisha.

Kalinic è ovviamente parte della spiegazione. Nikola comincia con un’entrata che ai milanisti fa venire il sacro terrore della Var – i suoi tacchetti restano tatuati sulla gamba di Toloi – poi pensa al campo ed è prezioso con gli assist. Il Milan dopo l’intervallo va vicino a segnare sia con Kessie dopo 5 minuti sia con Borini a metà secondo tempo, due tiri nati da due sponde del 7 croato.

Il problema è la finalizzazione. Kalinic è sfortunato su una girata+tiro respinta ma gestisce male la miglior occasione della sua partita: quando l’orologio è quasi arrivato all’ora, Borini crossa da destra e Nikola prima controlla bene, poi centra Hateboer al momento di trovare la porta. Anche per questo, quando esce viene fischiato dal pubblico, che invoca attributi ogni cinque minuti e risparmia quasi nessuno. Una parte di San Siro se la prende anche con la famiglia Donnarumma: Gigio è fischiato da qualche tifoso sia all’annuncio delle formazioni sia all’inizio del secondo tempo, quando raggiunge la porta sotto la curva, e più di qualcuno tira fuori il fischietto anche quando lo speaker annuncia Antonio tra le riserve.

L’Atalanta nello psicodramma rischia di passare in secondo piano, condanna non meritata perché Gasp riprende la Samp e sale sesto, in piena zona Europa. I bianchi sono ordinati, sanno sempre che cosa devono fare, magari non esplodono di intensità ma gestiscono la partita molto bene. Gasperini rinuncia a Ilicic e all’inizio manda i tre centrali difensivi a difendere sulle tre punte avversarie, marcando a uomo a tutto campo.

Per i primi 10 minuti l’Atalanta tiene palla spesso e la recupera in fretta con il solito sistema di ri-aggressione, poi sblocca la partita con Cristante dopo mezz’ora. Il gol è come certi incidenti all’incrocio: un concorso di colpa. Cutrone regala una punizione evitabile e, sul cross, Bonucci perde di vista Caldara. Donnarumma respinge male il colpo di testa del difensore e Musacchio perde la gara di reattività con Cristante, che arriva per primo sulla palla vagante e la mette in zona-incrocio. Basta così per indirizzare la serata, perché il Milan è una squadra da lettino – materiale da psicanalista – e paga anche… la tecnologia nell’azione che poteva cambiare il pomeriggio.

Dopo 13 minuti Cutrone inizia di energia un’azione che sfocia in un cross di Kessie. Berisha esce male e la palla finisce prima su un braccio di Cutrone, poi a Bonaventura, che da un metro mette in porta. Fabbri prima convalida, poi mette le mani a rettangolo e annulla con la Var. Al di là di un tiro di Bonaventura su altro errore di Berisha, il Milan non va più così vicino al gol. Allora Bonucci chiede scusa alla curva, mentre la squadra esce ancora tra i fischi. Ormai a San Siro è una colonna sonora tradizionale, più di “Jingle Bells” cantato dai bambini rossoneri all’intervallo.

Gazzetta.it

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