Premetto subito. Non è assolutamente un pezzo “leghista” o filo-fascista, per carità.
Non è “l’Italia agli italiani”, tutt’altro.

È più un “stiamo attenti anche a quello che combinano gli italiani”.
Un “caghiamoli di più”, per capirsi.
Oramai da tempo e per i motivi più svariati (quasi esclusivamente finanziari purtroppo) in Italia si dà peso esclusivamente a quel che fanno i cosiddetti “stranieri”, mentre quando un italiano compie un capolavoro si pensa prevalentemente a quelli che sono i suoi difetti.

Pensiamo al gol fantastico di Insigne in Champions contro lo Shakhtar.
La partita era sullo 0-0, per il Napoli era fondamentale vincere e per lo Shakhtar fondamentale non uscire battuti. Siamo al 50’ e la gara non si sblocca e stiamo parlando della competizione per club più importante al mondo.

Insigne prende palla sulla tre-quarti, se la porta sul destro e disegna una traiettoria stratosferica che da 30 metri si insacca proprio al sette. 1-0. Il Napoli poi segnerà altri due gol in sequenza, per una gara vinta 3-0 ma vinta praticamente grazie a questa stratosferica prodezza.

Insigne, vorrei ricordarlo, da noi non ha alcuna credibilità. In nazionale non gioca praticamente mai, solamente 3 anni fa anche a Napoli storcevano il naso quando giocava lui e quando tempo addietro si parlava di un probabile interessamento della Fiorentina molti tifosi pensavano che Ljajic gli fosse superiore. Evito il paragone con un nome che a Firenze ha ancora (assurda) credibilità: Jovetic.

Questo è solo un esempio di quel che sta succedendo al nostro calcio. Abbiamo pochi talenti e quei pochi tendiamo ad affossarli per considerare ottimi giovani come Dybala già alla stregua di Messi, come se Argentina volesse per forza dire giocatore di livello interplanetario. Ultime tre stagioni di Dybala compresa quella in corso: 113 presenze totali e 56 reti. Insigne invece: 111 presenze totali 41 reti.

C’è qualche differenza, certo. Insigne è probabilmente più impreciso sotto porta, ha forse un tasso tecnico inferiore, ma fa un lavoro di copertura molto più importante. Gioca più da “rifinitore” mentre Dybala più da punta pura. Eppure l’opinione pubblica giudica l’italiano un mezzo giocatore brevilineo come ce ne sono sempre stati tanti e Dybala un fenomeno eccezionale. Non è così tanta la differenza, almeno finora.

E non è così neanche in altri ruoli, con le dovute proporzioni.

Ricordo che la gente quando tornò Immobile al Torino rideva, pensando a quanto fosse forte Kalinic…
Per arrivare poi ai giorni nostri.
Non posso credere che Bruno Gaspar o Maxi Olivera o Vitor Hugo siano considerati giocatori da quasi 20 mln € complessivi mentre i vari Venuti, Scalera o Mancini in prospettiva non potessero essere valorizzati quantomeno per provare a farli giocare in Serie A. E me ne sto dimenticando molti altri.

Vero che uno straniero ha più mercato, sblocca l’amicizia con procuratori utili per arrivare su calciatori di altra caratura, vero che talvolta è più affascinante o che la piazza non si accontenta di un ragazzino di belle speranze.

Ma se le nostre risorse devono essere impiegate per prendere quei tizi di cui sopra, o centrocampisti di più che dubbie qualità come Sanchez o Cristoforo poi è ovvio che l’incazzatura sia doppia. Tripla nel caso addirittura che vogliate valorizzare uno come Gil Dias ad una delle proprietà più ricche del mondo.

Quando le spiegheranno le loro folli scelte in fase di mercato, i signori Corvino e Freitas?

Dario “Ghebbe”

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