Il prezzo d’asta continua a lievitare, partita dopo partita. E il bello, o il brutto, dipende poi dai punti di vista – e che sarà un crescendo continuo. Perché hai voglia a ripetere che Federico Chiesa non si tocca, che è il presente e il futuro della Fiorentina. E puoi pure
continuare a rifiutare offerte milionarie come ormai succede puntualmente ad ogni sessione di mercato. Però prima o poi bisognerà fare i conti con la realtà, scrive la Gazzetta dello Sport.

La notte di San Siro ha regalato alla Serie A, a Stefano Pioli e anche al c.t. azzurro Mancini un’ennesima prova convincente del figlio di Enrico, che adesso sembra sempre più uguale al papà. Perché cerca la porta con convinzione e quando abbassa la testa per caricare il tiro lo ricorda in tutto e per tutto. E poi perché dribbla con la personalità del veterano, malgrado gli anni siano ancora venti.

Sarebbe riduttivo e banale limitare l’analisi della prestazione di Chiesa al gol (che poi alla fine è autore di Skriniar, visto che il difensore nerazzurro fa una giocata…) del pari che aveva ributtato l’Inter nelle sabbie mobili della paura, anche se va sottolineato che Federico non segnava per due partite consecutive in A dal gennaio 2017.

Novanta minuti intensi, pieni di strappi, di dribbling, di continui ripiegamenti in difesa e discese in slalom un attimo dopo che solo a pensarle fai fatica. Tutto a duemila all’ora, ma fatto con la qualità dei grandi giocatori. Perché a un certo punto sembra di assistere a un Chiesa contro tutti, senza nulla togliere agli altri ragazzi di Pioli. Perché in fondo anche lo stesso allenatore viola non riesce a rinunciare a coccolarselo, malgrado l’amarezza per la sconfitta

Amarezza nata da un rigore che per Pioli non ha motivo di esistere. «Credo che la deviazione di Hu­ go sia stata… mah, sento parlare di polpastrelli. Se è impercettibile che devo dire ai miei? Di legarsi le mani dietro la schiena? Lui non fa niente per provocare il rigore e al di là di tutto per me questi non possono mai essere considerati rigori. Poi se vogliamo analizzare gli episodi manca il secondo giallo per Asamoah. Ed è pure da rivedere un contatto in area su Chiesa».

Si sente penalizzato, Pioli. E proprio sull’episodio del rigore Mario Cognigni, presidente esecutivo viola, commenta: «Direzione di gara provocatoria, Mazzoleni migliore in campo dell’Inter. Tutta la partita è stata così. Il Var crea dei mostri».

Il team manager Giancarlo Antognoni aggiunge: «Nella mia lunga carriera non ho mai visto dare un rigore per un tocco con i polpastrelli. È la prima volta. Ormai siamo abituati anche a questo, purtroppo. Ogni volta che vengo a Milano, come l’anno scorso sempre col Var, mi devo purtroppo lamentare. Credo che quel rigore difficilmente si possa dare: il pallone non ha mai cambiato traiettoria, quindi non vedo come l’arbitro abbia dato il rigore».