28 Novembre 2021 · 02:20
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Frey: “Ho sentito qualche giocatore, Iachini accolto bene. Società non attenta alla squadra”

Frey ha analizzato il momento di casa Fiorentina, dai leader dello spogliatoio alla società viola, le sue considerazioni

©Jonathan Moscrop – LaPresse
03 02 2010 Milano ( Italia )
Inter FC vs Fiorentina – “TIM CUP” Coppa Italia 2009 2010 Semi finale andata – Stadio Giuseppe Meazza “San Siro” Milano
©Jonathan Moscrop – LaPresse

Sebastien Frey ha parlato alla Repubblica, queste le parole dell’ex portiere della Fiorentina che ha parlato dei temi di attualità in casa viola

Cosa accadrà con l’ennesimo cambio in panchina?

«Ho sentito alcuni giocatori in questi giorni e hanno riaccolto Iachini con un abbraccio sincero e caloroso. Beppe è l’uomo giusto in questo momento e sono sicuro che salverà la Fiorentina. Poi però la società dovrà ripartire con progetti e obiettivi nuovi».

Si è spiegato il perché di questa crisi?

«La società deve parlare di meno. Sento tante polemiche intorno alla Fiorentina, da più di un anno. La proprietà poi fa la guerra al sistema italiano. Che sia giusto o sbagliato, qui è ben diverso dal calcio americano. La proprietà deve circondarsi di persone che hanno vissuto in modo intenso il calcio, per poter spiegare e consigliare meglio. Raggiunta la salvezza, se è il caso, bisogna fare una resa dei conti che a volte fa bene. E poi ripartire con un progetto e una squadra competitiva. Penso che un’altra stagione come quella appena vissuta, i tifosi non la perdonerebbero».

Secondo lei manca qualcosa anche in società?

«Sì. Stimo Commisso ma in questi mesi dove la squadra non gira ho visto una proprietà più attenta a spendere tempo ed energia a criticare il sistema politico italiano o altre squadre, quando invece sarebbe servita più serenità intorno alla squadra che è fragile e va protetta».

Mancano leader come lei in questa Fiorentina?

«So che lavoro fa Ribery tutti i giorni coi ragazzi in allenamento. È un trascinatore che sta spesso dietro le quinte. Anche Borja Valero e Dainelli lo sono. In un gruppo dove ci sono questi trascinatori un po’ esperti, con tanti giovani che ancora hanno dimostrato poco ma che pare siano già dei fenomeni, è difficile gestire lo spogliatoio. È come se i leader fossero in inferiorità. Eppure ci sono. A me hanno sempre detto: il difficile non è arrivare in alto, ma rimanerci».

Quanto è cambiato lo spogliatoio rispetto ai suoi anni?

«Tantissimo. Un esempio. Noi avevamo un regolamento: niente telefonino né prima né dopo la partita. Il post gara è un momento di condivisione, nel bene e nel male. Sapessi quante volte finisce in rissa dopo una sconfitta. Ma il confronto è la salvezza dello spogliatoio e ne determina la sua crescita. Adesso è molto difficile creare spogliatoi così affiatati. I ragazzi sono chiusi sui propri social, nella loro realtà individuale. Un abbraccio sincero, una semplice pacca sulla spalla invece hanno un valore profondo. Anche un confronto, una litigata possono servire».

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