Toccategli tutto, ma non la 10. I fiorentini son fatti così: discutono, litigano, si spaccano. Guelfi, e Ghibellini. Figuriamoci quindi se potevano fare a meno di dividersi sulla maglia più importante.Quella che, da che calcio è calcio, è qualcosa di più. Del resto, basta dare un occhio alla storia: da Montuori a De Sisti, passando per Rui Costa, Baggio, Mutu, Bernardeschi.

Per non parlare dell’unico, vero, «10»: Giancarlo Antognoni. Ecco. Ieri, a fare gli onori di casa a Marko Pjaca, c’era lui. E ha voluto esprimersi con forza sul tema. Aveva terminato la presentazione di rito ma, prima di lasciar la parola al croato, si è ripreso il microfono. «Volevo dire che è giusto che il 10 sia finito sulle sue spalle perché è un calciatore che farà divertire i fiorentini». E scusate se è poco.

Sapeva bene, Giancarlo, che nel frattempo in città s’era alzato il polverone. «Già che ci siamo diamogli anche la fascia di capitano», scriveva qualcuno sui social. Oppure.

«Quella maglia la stanno maltrattando. Non discuto il calciatore ma non è di nostra proprietà». Eccola, la nuova frontiera della polemica. Dopo la «rabbia» giustificata per numeri 10 poco credibili tipo Ruben Olivera o il Tanque Silva (e anche Eysseric non è chefosse proprio il massimo) si è passati all’insoddisfazione perché, non potendo discutere sulle qualità del giocatore, non è a tutti gli effetti di proprietà della Fiorentina. Non è tanto la Juve, pare, il problema. Bensì il fatto che Pjaca possa essere solo di transito.

Troppo fresca, forse, la ferita Bernardeschi. Il gioiellino fatto in casa, il miglior numero 10 possibile finito, dopo una sola stagione con quel numero sulla schiena, proprio ai bianconeri.

Lui non ha fatto una piega. «È prima di tutto un onore portare questo numero, ma anche una responsabilità e farò di tutto perdimostrare di meritarmelo». Accanto a lui, Antognoni, annuiva. E anche lontano da taccuini e microfoni raccontava di come non potesse esserci numero 10 migliore. Soltanto Chiesa, forse.

Corriere fiorentino