9 Dicembre 2021 · 02:10
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FIORENTINA LENTA E SVOGLIATA, IL PAREGGIO CON L’ULTIMA DELLA CLASSE MANDA SEGNALI PERICOLOSI… ED INQUIETANTI. IACHINI LASCIA I VIOLA IN NOVE, E MENO MALE CHE CI SONO RIBERY E… DRAGOWSKI. L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

Dov’eravamo rimasti? Alla Fiorentina di Udine, lenta e svogliata… fatto! La Fiorentina di oggi, che ha pareggiato in casa con l’ultima in classifica, è apparsa lenta (eufemismo), svogliata (ha gettato via l’intero primo tempo), come e più di quella di Udine. Sopratutto è stata poco cattiva. Per niente determinata. Nella ripresa la sensazione tangibile era che, se i viola avessero spinto con più convinzione, il risultato pieno sarebbe arrivato. E invece… Eravamo rimasti all’ennesimo pareggio, il nono in 26 partite, il secondo consecutivo dopo quello casalingo contro il Milan… fatto! Quello col Brescia è il decimo pareggio su 27 partite,  il terzo consecutivo dopo Udinese e Milan. Ricordiamo (Iachini ascolta!) che nell’era dei tre punti a vittoria, il pareggio è una mezza sconfitta. Sarà banale ma è così. Andiamo avanti. Eravamo rimasti ad una Fiorentina grigia, apatica e senza gioco… fatto anche questo! Fiorentina-Brescia, se possibile, è stata pure peggio. Tralasciamo il primo tempo (diciamo così) figlio del Covid e dei 106 giorni di inattività. Quello che preoccupa è il secondo, nel quale il Brescia ha totalmente lasciato la partita in mano ai viola: per paura, per le tante assenze, più probabilmente per insipienza propria. Le rondinelle hanno agito esclusivamente in contropiede, e nonostante tutto (tra l’altro in superiorità numerica) ha portato via un punto che non serve a nessuno. Serve meno a lei che alla Fiorentina. E poi quei segnali pericolosi, pericolosissimi, addirittura inquietanti, che arrivano dal secondo tempo. Cominciamo dall’arbitraggio: il rigore c’era, e non ci piove. C’era anche l’espulsione di Caceres per doppia ammonizione. Non c’era l’ammonizione di Chiesa che, diffidato, salterà la Lazio. Non c’era la miriade di falli, fallettini, fischiati contro la Fiorentina, sopratutto alla fine, che hanno spezzettato il gioco più di quanto facessero le due squadre. Intendiamoci, l’arbitro non ha deciso la partita, in nessun senso. Ma il segnale che arriva è di grande “attenzione” al comportamento dei viola, di grande rigore e puntigliosità. Ed anche l’espulsione di Iachini va evidentemente in questo senso. Proseguiamo con la buona sorte. Abbiamo detto della scarsa cattiveria sotto porta, ma vivaddio… due gol li avevamo fatti. Due gol, ahimè, annullati per un nonnulla, specialmente il secondo con il cross di Chiesa fuori davvero di millimetri. E poi la traversa di Pezzella, le conclusioni di Castrovilli e dello stesso Chiesa… a lato di centimetri. Sono piccoli segnali che ci dicono come, la salvezza, sia di là da venire. Sia di là da conquistare… e non poco. E guai a sottovalutare certi input che la sorte ti manifesta, non saremmo né i primi né gli ultimi a pentircene. Infine la confusione tattica: giusto togliere Dalbert che rischiava l’espulsione, ma perchè mettere Lirola sulla sinistra? E lasciare Caceres sulla destra dove, guarda caso, ha poi rimediato l’espulsione? La Fiorentina ha giocato tutto il secondo tempo con un uomo in meno (Lirola appunto), addirittura due da quando Caceres è stato espulso. Iachini ci deve anche spiegare l’inserimento di Ghezzal (lascia stare che dopo 6 minuti l’ha dovuto togliere), e ci deve spiegare la fissazione di schierare Pulgar regista, col cileno che non tiene un pallone, non smista il gioco, non inventa nulla. Non prova, non azzarda, non rischia, non tira in porta… Calcia bene gli angoli, e allora? Si tiene in campo un giocatore solo per questo? Col risultato di rovinare anche Duncan, un corpo estraneo a sinistra nella posizione di mezzala. La soluzione è cambiare modulo, passando al 4-2-3-1: si trasforma Pulgar in mediano (accanto a Duncan) e si rinuncia al regista. Non è difficile. 

DUE BUONE NOTIZIE: quindi è tutto da buttare? Quasi… Ma qualcosa di buono c’è stato. Innanzitutto il Lecce che perde in casa è una buona notizia (i punti dal terz’ultimo posto salgono così a sei). Poi le prove di Pezzella e Castrovilli (nel secondo tempo). Sopratutto la partita di Ribery che, è vero, vaga per il campo creando un po’ di confusione tattica (e toglie spazio a Castrovilli, non a caso il violazzurro è cresciuto nella ripresa quando è calato il francese), ma vivaddio Frank è sembrato a tratti giocare un match tutto suo, scollegato dall’apatia dei compagni. Certo, di fronte c’era il Brescia, ma Ribery va per i 38… E se lo confrontiamo a tanti giovani, presumibilmente più affamati, sembrano due sport diversi. Infine Dragowski. La parata salva risultato del 96′ ci dice che non tutto rema contro la Fiorentina. Che c’è ancora speranza. Eh già perchè, queste sono le classiche partite che puoi e devi vincere, ma poi quasi sempre le perdi. E se perdevi stasera, dopo tre mesi di lockdown, contro l’ultima in classifica, altro che cattivi pensieri…

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