Il punto non è che ci manca un terzino destro da 3 anni oppure che qualsiasi terzino sinistro giochi faccia regolarmente vomitare.

Non è che ora con Sportiello faremo 10 punti in più (sempre che arrivi davvero) o che Dragowski preso da un comprensibile esaurimento nervoso proverà a soffocare Corvino nel sonno.

Il punto è che la Fiorentina ha un leader chiarissimo che si chiama Bernardeschi. Un giovane di ottime prospettive che si chiama Chiesa. E nient’altro.

Una società normale, con dirigenti normodotati e collaboratori mediamente intelligenti dovrebbe capire al volo quello che c’è da fare.

Il calcio è un giochino molto più semplice di quello che si crede. Anche se poi buona parte della nostra dirigenza non pensa che sia manco un gioco, ma solo un contorno per far quadrare o non quadrare un bilancio.

Dovremmo prendere Bernardeschi, forte di rinnovo ad agosto 2015 (scadenza 2019) e chiedergli di rinnovare ancora. Alla cifra più alta di tutta la rosa. Dovremmo renderlo capitano ed orgoglioso di esserlo. Dovremmo prendere Chiesa, fargli un contratto da giocatore di alto livello e renderlo vice-capitano ed orgoglioso di esserlo.

Dovremmo ringraziare Kalinic e venderlo immediatamente a chiunque volesse offrirci più di 25 mln €. Perché Nikola è un centravanti di scarse capacità realizzative ma di ottime capacità comportamentali, professionali, tattiche. Quindi nel complesso un buonissimo calciatore, ma che non sarà mai un campione. Ed ha appena compiuto 29 anni. Una società come la Fiorentina ha diritto e dovere di cedere un calciatore così per cifre che vanno ben oltre il suo valore tecnico complessivo.

Dovremmo mettere alla porta Badelj e venderlo immediatamente a chiunque volesse offrirci più di 9-10 mln € perché Milan è un ottimo centrocampista, ma è discontinuo. E soprattutto ha un procuratore che ha offeso il nostro prestigio una settimana sì e l’altra pure e lui non ha mai smentito niente.

Dovremmo cercare di fare una squadra intorno ai nostri nuovi capitani, metterli sotto l’occhio protettivo di Antognoni che andrebbe fatto andare spesso anche sul campo. Dovremmo cercare di ritornare a toccare quei tasti lì. Quelli dell’affetto, dei ragazzi del vivaio, di quelli che credono nella maglia, di quelli che trascinano e che anche al 92’ sfiniti da corse e rincorse entrano in area di rigore si prendono un rigore e lo trasformano, in una inutile e gelida serata di inizio gennaio.

Dovremmo dare quell’impronta di società che ha capito che nel calcio e soprattutto a Firenze nessuno chiede una rosa da scudetto e che volendo si può anche risparmiare, si possono (e si dovrebbero) far tornare i conti senza comprare terzi portieri a 3 mln € o ridicoli terzini a saldo, basterebbe tornare ad avere un’identità definita.

Su, che non è così difficile. È l’anno buono per farlo, visto che non mi pare che la rosa abbia la qualità per andare in Europa né abbia i difetti per retrocedere. Arrivare ottavi o dodicesimi non cambia niente.

E dopo 15 anni… Forse sarebbe l’ora di capirlo.

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