“Non saremo delle star”. Lo canta Ligabue, che fa ballare il Franchi prima dello show della banda Pioli. “Urlando contro il cielo”, mai così vero. Lo fanno in 30 000, per tre volte. La Fiorentina stende la Spal. Lei, la squadra più giovane del campionato. Che di campioni già fatti non ne ha ma che Star, appunto, lo potranno diventare. 3-0 il risultato finale, niente affatto scontato alla vigilia. La Spal, prima di stasera, non era solo la seconda in classifica. Era anche la squadra con la migliore difesa nei top cinque campionati europei. Solo una rete subita nelle prime quattro giornate.

Prima della Fiorentina, appunto. Prima degli errori di Felipe e Gomis. Prima della prima rete in Serie A di Pjaca, della conferma di Milenkovic e del secondo gol stagionale di Chiesa, che non si ferma più. Non l’ha fatto nemmeno dopo aver buttato la palla in fondo alla rete. Ha continuato a correre il numero 25, destinazione panchina. No, nessuna sostituzione. A bordocampo, come raccattapalle, c’era il fratello Lorenzo. Il fratellino, per meglio dire. Sì, perché Lorenzo è il piccolo di casa. Classe 2004, capello biondo e due occhi che trattengono a fatica le lacrime dopo l’abbraccio di Federico. “Da piccolino era anche più forte” Scherza chi li conosce bene: “Sì, alla playstation forse” Ha sempre precisato lui. Cresciuti nella stessa squadra, la Settignanese. Destro il più grande, tutto mancino il secondo. Più serio Fede, più giocherellone Lore. Legati sì, ma diversi. Nella vita e sul campo, dove Lorenzo spera di poter raggiungere il fratellone. Dall’abbraccio allo stesso spogliatoio: chissà, potrebbe essere un nuovo fantastico capitolo della favola dei Chiesa a Firenze.

Una storia che non ha mai fine. Iniziata con papà (anzi, babbo) Enrico nel 1999 e proseguita oltre vent’anni dopo. Un Chiesa che abbraccia un altro Chiesa, scena già vista. Quinta giornata di Lega Pro seconda divisione, stagione 2008/2009. Si gioca il derby Figline-Sangiovannese e al quarto d’ora del primo tempo un Enrico Chiesa quasi quarantenne disegna una traiettoria perfetta su punizione. Esulta come se di anni ne avesse 18, corre dietro la porta e va ad abbracciare un raccattapalle. Federico, appunto. Che in quegli anni lo accompagnava spesso al Del Buffa. Un ragazzino allegro – lo ricordano – vivace. Che quando vedeva un pallone rotolare lo prendeva e a quel punto nessuno riusciva a farlo smettere. Lo amava più delle patatine e degli snack che gli compravano al bar dalla signora Patrizia. Giocava già nelle giovanili della Fiorentina. Segnava, ma il padre rimaneva cauto. Nella sua carriera ne aveva visti di talenti incapaci di arrivare Enrico. Sicuramente non si aspettava che, quasi dieci anni dopo, la scena potesse ripetersi con l’altro figlio.

Non se lo sarebbe aspettato nemmeno nel 2000. Da Firenze era appena andato via Batistuta, che avrebbe poi vinto lo Scudetto con la Roma. 203 gol polverizzati in un attimo, popolo viola incredulo e con poca voglia di scherzare. Un sorriso, però, riesce a strapparglielo proprio Federico, che allora era molto molto piccolo. Ancora in braccio ad Enrico, prima che l’amore per il pallone si impossessasse di lui: “E adesso che Bati è andato via chi farà gol?” Lo ‘intervista’ il giornalistaFranco Ligas. Imbarazzo? Macchè: “Io!” La risposta di chi poi sotto la Fiesole ci avrebbe segnato eccome”. Chiamatelo Fede l’indovino, perché con quello di oggi alla Spal è arrivato a 12 in maglia viola.

Certo, non è Batistuta. Fa l’esterno, il fratello invece può giocare anche come punta assicurano. Se di Fede si diceva che tecnicamente non era un granché, di Lorenzo invece si è sempre esaltato il mancino e non solo.In viola ci è arrivato dopo aver segnato 14 gol in campionato con la Settignanese. Ad accompagnarlo, ovviamente, babbo Enrico. Che oggi era in tribuna insieme alla moglie. Ad applaudire, sognando, un giorno, di poter fare lo stesso con il piccolo Lorenzo.

Gianlucadimarzio.com