E sono due.
Entrambe dopo la sosta.
No, non sto parlando delle vittorie, anche se sono effettivamente due ed entrambe dopo la sosta.

Sto parlando delle partite giocate con la chiara mano di un allenatore capace.

Stiamo attenti, non stiamo parlando di Mourinho o di Guardiola, ma di una persona seria, che conosce la materia, che sa dare equilibrio, capisce rapidamente dove sta il problema durante una gara, cerca di porre rimedio, che non fa polemica, che unisce un gruppo di ragazzi con sapienza ed esperienza.

Bello avere un allenatore che conosce già l’ambiente di Firenze, che lo rispetta, che lo difende. E non uno che fa supercazzole beote e lotta contro i mulini a vento per demenziali questioni di principio del quale non fotte niente a nessuno.

Che poi quando ti unisci e sei capace di trascinare tutti dalla tua parte il tifo lo capisce e ti dà quel qualcosa in più che è la magia del calcio. La Curva Fiesole ha cantato con energia per 95 minuti ed è sempre più convinta della strada intrapresa, quella del sostegno incondizionato ad allenatore e giocatori (almeno finché mostreranno questo impegno) e della contestazione ad oltranza alla proprietà, invitata con “cordialità” anche questa settimana ad andarsene quanto prima.

Come non legarsi a questo punto alle dichiarazioni di Diego Della Valle, proprietario oramai da anni “fantasma” della Fiorentina, della quale sostiene che “non ne dovrei neppure parlare, perché ognuno fa il suo lavoro e il presidente della Fiorentina non sono io ma mio fratello”… (in realtà il presidente è Cognigni e lo sa benissimo perché ce lo ha messo proprio lui… Ma non diciamolo ad Andrea, che sennò ci rimane male).

Diegone nostro è uscito dal silenzio parlando di “avvoltoi”, l’ennesimo aggettivo dato a non si sa chi in merito a non si sa esattamente cosa. Uno dei suoi oramai classici discorsi di “cose” e di “robe”. Dopo le “Mamme Ebe”, dopo i “rosiconi” ora gli “avvoltoi”.

Suona molto strano che sia lui a parlare di avvoltoi. Ricordiamo benissimo con quale entusiasmo fu accolto a Firenze quando decise di diventarne proprietario. E ricordiamo benissimo che gli interessamenti per l’acquisizione del titolo sportivo (suo, di Preziosi e pare anche di qualcun altro) arrivarono tutti dopo il fallimento. Nessuno si presentò prima, per salvare davvero la società.

Ad ogni modo, basta. Ho dedicato fin troppe righe a chi non dovrebbe parlare neppure di Fiorentina (almeno su questo sono d’accordo con lui). Dedichiamoci a questi ragazzi che stanno dimostrando a me e agli avvoltoi / rosiconi / mamme Ebe come me che con grinta e volontà loro sono ampiamente in grado di vincere le partite.

Ora la sfida più sentita di tutte, vedremo cosa saremo capaci di fare.

La Juve non gode di salute clamorosa, mentre noi sembriamo proprio belli pimpanti e in fiducia. Certo, in questo giochino esistono le categorie e noi siamo molto inferiori a loro. Ma il bello è che oltre alle categorie ci sono un sacco di altri fattori che contano quando sei in campo.

Dario “Ghebbe”

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