Sono già passati due giorni, ma le polemiche del post Lazio-Fiorentina non accennano a placarsi. Sono infatti molti gli addetti ai lavoratori, i dirigenti, gli stessi giocatori ed i semplici tifosi che, sul fronte biancoceleste, continuano a recriminare in merito alle decisioni dell’arbitro Davide Massa e del collaboratore Michael Fabbri, affidato alla postazione Var.

Il fischietto della sezione di Imperia ed il suo assistente sono infatti finiti nella bufera per aver concesso, nei minuti finali di gara, il calcio di rigore grazie al quale i viola sono riusciti a strappare un preziosissimo punto sul terreno dell’Olimpico, arrestando momentaneamente la corsa per un posto in Champions della squadra di Simone Inzaghi.

Oltre all’allenatore, che ha manifestato tutto il suo disappunto di fronte ai cronisti che lo hanno intervistato al termine del match, e ad alcuni giocatori, fra i quali Felipe Caicedo (l’autore dell’intervento incriminato) e Thomas Strakosha (che non ha perso occasione per sfogarsi pubblicamente sui social network) si è fatto sentire anche il direttore sportivo Igli Tare.

Quello dell’ex attaccante biancoceleste, ora braccio destro di Lotito, è stato senza dubbio lo sfogo più clamoroso. Il dirigente albanese, che solitamente siede in tribuna al fianco del presidente, ha letteralmente invaso il terreno di gioco al fischio finale, scagliandosi contro la squadra arbitrale ed inveendo contro il direttore di gara al grido: “Ma cosa hai visto?”.

Massa (ovviamente) non ha visto, ma l’occhio vigile del Var si… Ed una volta appurata la bontà della decisione, è arrivata puntuale anche la sanzione del Giudice Sportivo. “Inibizione a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, a ricoprire cariche federali ed a rappresentare la società nell’ambito federale a tutto il 5 dicembre 2017 ed ammenda di euro 10.000,00” è quanto si legge nel bollettino ufficiale diramato nel corso del pomeriggio. Una pena che, alla luce due fatti (piuttosto gravi), non può che far sorridere Tare. Il ds laziale se l’è infatti vista brutta poiché, considerando il comportamento estremamente scorretto ed intimidatorio tenuto nei minuti immediatamente successivi alla fine dell’incontro, il conto da pagare avrebbe potuto essere molto più salato.

Una squalifica esante, appunto. Quasi come quella che (nel lontano marzo 2014) il Giudice Sportivo inflisse all’allora centrocampista viola Borja Valero, reo (nel corso di un Parma-Fiorentina) di: “Avere, a giuoco fermo, spinto reiteratamente con veemenza un calciatore avversario, ponendogli le mani sul petto” e “all’atto del consequenziale provvedimento di espulsione, posto una mano su una spalla dell’Arbitro, spingendolo”. Quello che le immagini televisive mostreranno come un leggerissimo, se non quasi impercettibile, contatto fra Gervasoni e lo spagnolo costò a quest’ultimo ben quattro giornate di squalifica.

Squalifica ingiusta per Borja? Sanzione troppo leggera per Tare? Non è questo il punto. Piuttosto, c’è ancora qualcuno che ha voglia di parlare di “due pesi e due misure”?

Gianmarco Biagioni

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