Dopo l’intervista che Roberto Donadoni ha rilasciato al collega Enzo Bucchioni per “RadioSportiva”, abbiamo deciso di fare qualche domanda all’ex ci della Nazionale, affrontando con lui il tema Fiorentina, che nella chiacchierata radiofonica non aveva affrontato. “Un tema non semplice – ci preannuncia Donadoni – perché per poter esprimere una qualsivoglia opinione in merito ritengo che si dovrebbe aver vissuto dall’interno le molteplici situazioni e dinamiche che hanno condotto i Viola ad un passo dalla retrocessione”.

Ma un’idea – chiediamo – te la sarai pur fatta?

“La cronaca di una stagione travagliata è sotto gli occhi di tutti. Personalmente ho visto una squadra che dopo il grave lutto del suo capitano Astori, ha avuto una reazione nervosa che ha portato a buoni risultati. Poi attenuata questa carica, il declino è stato inevitabile. La situazione, vista dall’esterno, mi ha dato la sensazione che l’ambiente, e non mi riferisco solo alla squadra, si sia disunito proprio in quel momento”.

Cosa vuoi dire?

“Che la Fiorentina e Firenze, hanno una tradizione ed una storia che merita molto di più. Certo bisogna investire, ma conta moltissimo anche il clima. Mi spiego meglio. Società, team, squadra e tifoseria debbono essere un tutt’uno. Se una di queste componenti si allontana o peggio si mette di traverso, difficilmente potranno arrivare risultati”.

Nell’intervista radiofonica a Sportiva hai avuto parole di grande elogio per l’Atalanta…

“Certo, è esattamente quello che ci stavamo dicendo. Il famoso tutt’uno. A Bergamo c’è stato e ci sarà ancora, spero. Si è realizzato un progetto che ha richiesto tempo e pazienza. Anni direi, senza badare ai risultati iniziali. Soprattutto si è dato la possibilità ai giovani talenti di crescere nella squadra. Cosa che qui a Firenze, non ho visto. Prima di cedere i cosiddetti gioiellini, si dovrebbe, a mio avviso, avere una visione progettuale di più ampio respiro, senza lasciarsi attrarre dalle offerte economiche che una volta accettate costringono poi a ricominciare dall’inizio”.

Pensi che la nuova proprietà adotterá questa strategia?

“Il calcio americano, che conosco bene, sta crescendo di anno in anno. Negli Usa la gestione è rigorosamente imprenditoriale e non vendono facilmente i gioielli di famiglia. Tieni conto che il calcio è lo sport più praticato negli Usa, ma solo fino a 16 anni, poi molti scelgono altre strade. Il gioco rimane ancora molto atletico ma di tattica hanno ancora assai da imparare da noi europei”.

Hai consigli da dare ai nuovi arrivati?

“Mah! Io posso solo parlare per l’esperienze che ho vissuto e praticato, così come altri miei colleghi. Il primo e fondamentale suggerimento che mi sento di dare è quello di scegliere un team tecnico ed un DS di buon livello. A questi poi, dare completa fiducia. Senza interferire troppo almeno per la prima stagione. Poi, se le cose non funzionano si potrà anche cambiare. Ma così come in ogni attività professionale non solo sportiva, la fretta è cattivissima consigliera”.

Ma con la tifoseria gigliata come la mettiamo?

“Capisco che dopo anni di sofferenze e di promesse non mantenute adesso i tifosi si attendano il miracolo. Io dico a loro, di affiancare la Società e la squadra con tutto l’affetto e la passione che hanno sempre dimostrato. Tra l’altro mi risulta che proprio la tifoseria viola, sia tra le migliori d’Italia. Basti pensare che al “Franchi” si vedono da anni, intere famiglie in tribuna. Una cosa questa che fa onore alla città. Questo sì che è un miracolo di cui vantarsi. Un patrimonio da non disperdere. Vedere bambini con i genitori ad assistere al gioco più bello del mondo, credo che valga anche più di una qualificazione champion!”

Ma se ti piace tanto questa tifoseria, saresti disponibile ad allenare i gigliati?

“Certamente! Firenze è una piazza appetibile proprio per la sua storia e la sua tifoseria. Se ci fossero i presupposti, che ho citato prima, ovvero una proprietà che investe su di un progetto e predispone un team dirigenziale di buon livello, credo che si potrebbe lavorare bene raccogliendo risultati che accontentino tutti quanti”.

L’Arno.it