Ho perso le parole, eppure ce le avevo qua un attimo fa», la voce di Luciano Ligabue, che spesso ascoltava nelle lunghe ore dei ritiri, descrive a pieno il momento. Nel 2001 il grande salto dal Ponte San Pietro al Milan: a 14 anni la grande porta del calcio si era spalancata, adesso toccava a lui farsi valere. Con tenacia e coraggio convinse gli esperti selezionatori rossoneri, Franco Baresi compreso. Studiava Nesta e Maldini, la gavetta tra Pizzighettone e Cremonese, quindi la Serie A con il Cagliari: esordio con Massimiliano Allegri in panchina, l’inizio di una nuova vita. Questo il racconto della Gazzetta dello Sport che poi prosegue,  anni belli e intensi, amicizie, sole e spiaggia, sei anni pieni di tutto, anche di un infortunio al perone nell’ottobre 2010. Nel marzo 2011 arriva la Nazionale, con Prandelli in panchina: il ct lo seguire e lo stimava. A giugno 2013, anno in cui conobbe Francesca, l’amore della sua vita, ecco il primo gol azzurro. L’arrivo in viola dopo un anno difficile alla Roma, dove ha impiegato davvero poco a farsi apprezzare dai tifosi viola. Un campione nel comportamento rappresentava, in campo e fuori, il nuovo corso gigliato. Ed è per questo che adesso il vuoto è troppo grande

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