Corvino ha parlato in sala stampa dopo la chiusura del mercato, queste le sue parole:

“Sulla relazione tra l’attivo di bilancio e l’impoverimento della qualità della rosa: “La domanda va contestualizzata, non posso essere sintetico nella mia risposta ma devo tener conto di aspetti più ampi. Tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora non va minimizzato. Posso vantarmi di essere il già longevo direttore della Fiorentina e una cosa l’ho imparata: Firenze mi ha sempre chiesto chiarezza. Ci è sempre stato chiesto di fare il nostro lavoro, chiarendo quali fossero le nostre intenzioni. Abbiamo subito detto che dovevamo ripianare 38 milioni di euro di rosso oltre a dover abbassare il monte ingaggi. Fare questo era necessario per poter riaprire e poter tornare a comprare. Un’azienda, con questi numeri, altrimenti rischia il fallimento. Ci siamo sforzati ed adesso possiamo dire di avere un’azienda sana.

Quando si fa questo lavoro alcune cose possono andare bene mentre altre no. Mi sento orgoglioso di quello che ho detto e di quello che ho fatto. I 38 milioni di rosso non ci sono già e adesso abbiamo un attivo che da domani ci consentirà di tornare a comprare, senza la necessità di vendere. I soldi che abbiamo incassato sono stati investiti nelle infrastrutture e nel settore giovanile.

Allo stesso tempo sono anche deluso per non essere riuscito ad essere chiaro con i tifosi. Ci sentiamo divisi, come cani e gatti, nonostante i risultati delle ultime due stagioni non sia così deludenti. Ci sono giocatori migliori di Maxi Olivera e di Carlos Sanchez ma abbiamo scelto obiettivi funzionali rispetto a quelle che erano le nostre possibilità.

In questo mercato non abbiamo impoverito la squadra: visto che Falcinelli, che ha segnato 13 gol lo scorso anno, ha preso il posto di Babacar. Nessun allenatore ha mai considerato Babacar l’attaccante titolare e per questo motivo non potevamo permetterci di corrispondergli un ingaggio così alto, questo ha inciso molto sulla sua cessione.

Hagi è stato ceduto perché poco funzionale: nessun allenatore lo ha mai considerato veramente importante e lui non voleva rimanere.

Chi ha detto che lavoro come se fossi al Lecce, è una persona (Mario Sconcerti, ndr) della quale ho una grande considerazione. Lui è stato anche dirigente della Fiorentina e sa che in questo lavoro si vive di obiettivi. Se non si sta dentro a questi obiettivi si rischia il fallimento e se per evitare il fallimento di questa azienda devo lavorare da Lecce, devo attenermi a questo. Lecce è stata una tappa importante della mia carriera, dopo di che sono passato alla Fiorentina dove abbiamo speso ed abbiamo raggiunto dei risultati importanti. Forse questi nuovi giocatori non sono da Fiorentina ma speriamo che riescano comunque a far innamorare i tifosi. In futuro arriveranno giocatori più forti.

Il clima di tensione? Non accetto provocazioni. Domenica sono venuto in salta stampa per chiudere scusa a nome di tutti. Io non ho mai detto che in queste condizioni non si può lavorare. Mi dispiace lavorare in un clima difficile per noi ma non certo per la città e per i tifosi. Sentiamo di non aver soddisfatto nessuno nonostante fossimo stati chiari su quelli che sarebbero stati gli obiettivi e questo mi delude molto. Se non sono riuscito a passare questo messaggio, vuol dire che non sono stato chiaro.

Ho un bel ricordo di Bologna, dove ho trascorso un anno e mezzo.

La Fiorentina non deve prendere esempi da nessuno, nè dalla Lazio nè dall’Atalanta, sotto la dirigenza Della Valle abbiamo fatto molti più punti di squadre quali Atalanta, Lazio e Sampdoria. Non dobbiamo prendere a modello nessuno, e non abbiamo niente da individuare. Se a due punti dall’Europa mi sento deluso come uno che ha sbagliato tutto la colpa è mia, e non vostra

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