Cinquini: "Paratici ha la fortuna che Commisso non sta guardando troppo il bilancio della Fiorentina"
Il direttore si è espresso sul mercato viola
L'inizio del calciomercato della Fiorentina è finito sotto la lente d’ingrandimento dell’esperto direttore sportivo Oreste Cinquini. Intervenuto ai microfoni di Radio Bruno, l'ex dirigente viola ha analizzato a 360 gradi le prime mosse del club guidato da Fabio Paratici, sottolineando l'assoluta fiducia e i pieni poteri concessi dalla proprietà americana.
«Paratici sta beneficiando di una doppia fortuna», ha esordito Cinquini. «La prima è quella di essere sbarcato a Firenze già a febbraio, fattore che gli ha permesso di comprendere a fondo le dinamiche del mondo viola. La seconda, ancor più rilevante, è il recente confronto con il presidente. Credo che Commisso gli abbia accordato un raggio d'azione vastissimo, che spazia dalla gestione dell'area tecnica — inclusi staff medico e magazzinieri — fino al via libera totale per le operazioni di mercato».
Forte di questo mandato, il dirigente si sta muovendo con decisione, anche se per Cinquini alcuni profili restano da scoprire: «Ci sono scommesse da verificare sul campo, come il giovane Valdepenas arrivato dal Real Madrid. Muoversi con questa libertà è il sogno di ogni direttore sportivo, ma adesso la priorità assoluta di Paratici deve essere quella di alleggerire l'organico, piazzando tutti quei calciatori rientrati dai prestiti dopo stagioni tutt'altro che entusiasmanti».
Una delle peculiarità di questa sessione è stata la scelta della società di muoversi in anticipo, acquistando prima ancora di aver ceduto: «Prendere elementi in ruoli teoricamente già occupati, come Jiménez che sembra destinato a raccogliere l'eredità di Dodô, spinge inevitabilmente i club interessati al brasiliano a uscire allo scoperto con le proprie offerte. La famiglia Commisso ha dato la possibilità di comprare senza l'assillo delle cessioni preventive, ma se si vuole garantire serenità al lavoro di Fabio Grosso, bisogna assolutamente allontanare dal gruppo i giocatori che non rientrano nel progetto tecnico».
Passando all'analisi dei reparti, l'ex ds vede una squadra che si sta strutturando, pur evidenziando qualche lacuna: «La difesa mi sembra rinforzata e la mediana è particolarmente numerosa; a tal proposito, leggo dell'interesse di Grosso per Sohm. I veri nodi, però, sono sugli esterni e nel reparto avanzato. È evidente che Moise Kean sia il punto di riferimento designato per l'attacco, a patto che stia bene fisicamente, visto che al rientro dalle vacanze sta ancora svolgendo un lavoro differenziato».
Cinquini ha poi dedicato una riflessione a un vecchio rimpianto: «Alle spalle di Kean c’è Piccoli. Un giocatore su cui la Fiorentina in passato aveva investito molto, ma alla fine l'affare lo hanno fatto l'Atalanta prima e il Cagliari poi. Mi dispiace, perché il ragazzo ha avuto diverse chance a Firenze senza riuscire a imporsi. La speranza è che possa finalmente sbocciare come vice-Kean, ma molto dipenderà dai piani di Grosso. Di certo, guardando a come giocava il mister a Sassuolo, questa squadra ha un disperato bisogno di ali».
In chiusura, una battuta sulla solidità della proprietà e sulla gestione dello spogliatoio: «La famiglia Commisso ha dimostrato ancora una volta di non essere schiava del bilancio o delle plusvalenze a tutti i costi. Già lo scorso anno il saldo era fortemente in passivo, e anche in questa sessione si è scelto di andare su profili che, in caso di addio, genereranno delle minusvalenze. La proprietà si è esposta economicamente; ora spetta a Paratici mettere a disposizione dell'allenatore — che tra l'altro conosce benissimo — una rosa con il giusto numero di elementi. Il fatto di non aver convocato per il ritiro alcuni calciatori ancora sotto contratto può creare qualche turbamento, ed è un rischio che spero venga evitato».
«Paratici ha tutte le competenze per gestire questa situazione da solo, dato che non ha altre figure dirigenziali sopra di lui e si confronta esclusivamente con il tecnico. Evitiamo voli pindarici e diamo tempo al tempo. Il ds è qui da sei mesi, mentre Grosso e il suo staff sono appena arrivati: gestire un gruppo così numeroso è complicato, perché quando si è in troppi i malumori affiorano inevitabilmente. Il troppo stroppia, ed è ora di sciogliere questi nodi».