Chiesa: “Voglio iscrivermi all’Università, quando mi sono trovato davanti Tello sono impazzito. Mio padre mi ha detto…”

"Quando ho fatto gol non sapevo dove andare. Ho voluto dire grazie al mister. Contro la Juventus..." parla Chiesa in una intervista alla Repubblica

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Firenze, stadio Artemio Franchi, 12.12.2016, Fiorentina-Sassuolo, Foto Fiorenzo Sernacchioli. Copyright Labaroviola.com

Sulla Repubblica c’è l’intervista a Federico Chiesa, queste le sue parole:

«Ho rivisto le foto di quando avevo due anni e in una piazza di Parma inseguivo i piccioni prendendo a calci una palla. Ecco, credo che la mia storia di calciatore sia iniziata lì»

Poi un giorno, a Torino, Paulo Sousa la chiama e…
«E un’ora e mezzo prima della partita con la Juventus mi dice: Federico, giochi tu, devi sostituire Borja Valero. Sono sbiancato».

Qualche mese dopo arriva il gol in Europa League. Il primo…
«Ero impazzito. Correvo e correvo e non sapevo chi abbracciare. Avrei voluto abbracciare tutti, anche i tifosi viola venuti fin lì».

E allora una corsa verso la panchina: prima Lezzerini, poi Sousa.
«Lezze è un amico vero. Sousa mi ha dato fiducia. Era un modo per dirgli: grazie».

E a casa?
«Ho chiamato. Mia madre era talmente emozionata che non riusciva a parlare. Mio padre mi ha detto: bravo. Loro erano felici per me, io per loro, che mi hanno dato la possibilità di provare a diventare un calciatore dandomi gli strumenti per costruirmi un’alternativa. Per questo ho studiato alla scuola americana. Per imparare le lingue, per provare a vivere open mind. Poi l’università».

Scienze motorie, giusto?
«Sì, ma ora voglio cambiare facoltà, sto pensando di iscrivermi a chimica».

Un bell’impegno.
«Amo le scienze. Dalle molecole all’universo. Se non avessi fatto il calciatore avrei voluto fare il fisico. Ma mettermi ora a studiare fisica forse è troppo impegnativo».

Torniano al campo. Ma quello delle Settignanese, dove il piccolo Federico si è trovato davanti un allenatore chiamato Kurt Hamrin.
«Come ci divertivamo a correre nel fango. Tornavo a casa sempre pieno di terra, e mia mamma si arrabbiava. Ero un bambino felice, e quando mio padre mi raccontò chi era quel signore io iniziai a sognare di diventare come lui».

Beh, il ruolo almeno è più o meno quello.
«Ma io devo ancora dimostrare tutto. Mio padre una volta mi ha detto: diventerai un giocatore di Serie A quando avrai fatto almeno trecento presenze».

Duro ma giusto. Il suo mito sul campo?
«Di Maria: corsa, tecnica, fantasia».

Chiesa, torniamo alle sorprese: lei ora contende il posto a Tello, che ha giocato nel Barcellona. Se lo sarebbe mai aspettato?
«Ma siamo matti? Quando ho conosciuto Tello la prima cosa che ho pensato è stata: oddio, fino a un mese fa ci giocavo a Fifa alla Play station. Lo avevo sempre in formazione ed era velocissimo. Un po’ come quando mi trovai contro Dani Alves. Avevo comprato anche lui a Fifa» conclude Federico Chiesa.

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