Chiarugi: "Mi ricordo l'alluvione del 1966, rivedere Firenze fiorire è stata la cosa più bella"

L'ex giocatore viola è andato a ricordare il suo passato a Firenze

05 novembre 2026 17:57
Chiarugi: "Mi ricordo l'alluvione del 1966, rivedere Firenze fiorire è stata la cosa più bella" -
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L'ex celebre attaccante viola Luciano Chiarugi ha concesso un'intervista ai microfoni de Il Brivido Sportivo, condividendo ricordi del passato e riflessioni sul presente del club gigliato.

"Contro la Juventus serve massima attenzione: non ci si può distrarre"

Riguardo alla classica sfida tra la squadra toscana e la formazione torinese, Chiarugi ha ricordato:

"La gara contro i bianconeri conserva da sempre un fascino speciale, teatro in passato di incontri indimenticabili: ho ancora impresso nella memoria il memorabile 4-2 del 2013, firmato dalla straordinaria tripletta in rimonta di Pepito Rossi. Quando affronti avversari di questo calibro, tuttavia, è fondamentale mantenere la guardia alta dal primo all'ultimo secondo, perché il minimo dettaglio può risultare fatale. La tenuta mentale e la concentrazione devono essere impeccabili."

Niente maledizioni: "Paratici ha lavorato bene, ora spetta a Vanoli"

Sui dubbi legati a un momento sfortunato per i colori viola, l'ex bomber ha risposto con fermezza:

"Nessun incantesimo o maledizione dantesca! Caso mai parliamo dei celebri 'Maledetti toscani'! Il direttore Paratici ha condotto una campagna acquisti di livello, portando a Firenze profili di prospettiva come Valdepenas, Gonçalves, Njie, Oulai e un Mastantuono dotato di una qualità tecnica invidiabile. Adesso toccherà al mister Vanoli plasmare un gruppo solido e trasformare questi singoli in un collettivo unito e coeso."

L'origine del soprannome "Cavallo Pazzo"

Chiarugi ha poi ripercorso le origini del suo celebre appellativo:

"È un soprannome che negli anni ho imparato ad apprezzare e che porto dietro con affetto. Nacque dalla stampa dell'epoca dopo una rete segnata a Firenze contro il Napoli di Dino Zoff [10 marzo 1968]. Ai tempi la consuetudine prevedeva di festeggiare facendosi abbracciare dai compagni, mentre io continuai la mia corsa fin sotto la Curva Ferrovia. Da lì mi affibbiarono quel nome, paragonandomi al noto capo sioux che guidava i suoi alla vittoria da solo. In realtà si trattava solo di un mito: semplicemente, come tutti i calciatori, disputavo partite eccellenti alternate ad altre meno brillanti."

Il ricordo drammatico dell'Alluvione di Firenze del 1966

Infine, un commosso pensiero è andato ai drammatici giorni dell'alluvione che colpì il capoluogo toscano:

"I sentimenti predominanti erano il terrore e la profonda vicinanza alle tante famiglie colpite dalla tragedia. Noi giovani della rosa vivevamo a due passi dallo stadio, in via Carnesecchi, all'interno di una palazzina di tre piani appartenente a Enzo Robotti, ex giocatore e tuttora mio grande amico. Dividevo l'alloggio con Merlo, Ferrante, Esposito e altri compagni. La Serie A si fermò solo per la piazza fiorentina, mentre lo stadio divenne un centro di soccorso dove arrivavano i mezzi di sostegno con cibo, vestiti e coperte. Noi ragazzi cercavamo di dare un aiuto concreto nello scarico delle forniture. Sentivamo il desiderio di fare ancora di più, ma le competizioni ripresero presto. La vittoria ottenuta in trasferta [a Foggia] la dedicammo idealmente a tutta la città. Quel senso di sconforto ci accompagnò a lungo, ma assistere negli anni successivi alla rinascita di Firenze è stata la soddisfazione più grande."