6 Marzo 2021 · 12:51
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Firenze

“CHE FRETTA C’ERA…” CRESCE L’ATTESA (ED IL MALUMORE) PER UN MERCATO ANCORA IN STAND-BY. L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

La tregua del dopo-Astori è definitivamente finita. E forse, conoscendo Firenze ed i fiorentini, era durata anche troppo. Peccato, perchè i risultati sono stati eccellenti: 6 vittorie consecutive, una rincorsa europea che attende ancora il lieto fine, il riavvicinamento (anche fisico) dei Della Valle alla Fiorentina. Ma tant’è, tutte le cose belle hanno una fine, ed il tempo delle incomprensioni, dei malumori, delle stilettate (più o meno maligne) ha preso il posto della comprensione, dell’attesa, della pazienza. Ecco, proprio la mancanza di quest’ultima ci ha suggerito le prossime considerazioni, e prendiamo in prestito il ritornello di una delle hit più famose della canzone italiana: “Che fretta c’era…” alla quale, per completare l’opera, dovremmo aggiungere “maledetta primavera”. Fermiamoci alla prima metà, per ora, anche se (lo vedremo poi) pure la seconda avrà la sua importanza.

Ormai è noto, la credibilità dei Della Valle e di Corvino sul mercato, è ai minimi termini. “Si vive alla giornata, non c’è un’idea di calcio, la Fiorentina è in mano ai procuratori, Corvino è più bravo a vendere che a comprare”. Sono solo alcune delle frasi più caustiche che ritroviamo nelle radio, sui giornali, sopratutto sui social dove il quarto d’ora di celebrità si sta espandendo a macchia d’olio. Fino a diventare virale. In più, dall’anno scorso, c’è lo spauracchio del “comparto aziendale”, una sorta di buco nero dove (secondo i frettolosi) finiranno i proventi delle cessioni dei vari Chiesa, Pezzella, Milenkovic. Noi ci permettiamo di dissentire, facendo presente che al ritiro di Moena (7-22 luglio) mancano 20 giorni. Addirittura 32 alla prima di campionato, tradotto: inizio dell’attività agonistica ufficiale. Europa permettendo. E allora… “Che fretta c’era” (per esempio) di caldeggiare, rimarcare, condannare ripetutamente la mancata sostituzione di Badelj con un altro regista? Certo, a tutti sarebbe piaciuto scoprire il nuovo Pizarro all’indomani dell’addio del croato. Però sappiamo che Corvino non ha la bacchetta magica, e neppure il portafogli gonfio per aggredire il mercato in anticipo. Come vorrebbero gli insofferenti da tastiera. Allo stesso modo la sostituzione del portiere, piuttosto che l’acquisto di un esterno da abbinare a Federico Chiesa. A proposito: che fretta c’era di spargere il terrore sulla rimanenza o meno della pianticella, ribadendo l’improvvisazione e l’incertezza del modus operandi viola sul mercato? Come se Corvino e la dirigenza si divertissero, un giorno si e l’altro pure, a vendere Chiesa a mezza serie A. Che fretta c’era di criticare (addirittura irridere in molti casi) l’acquisto del giovane Hancko, terzino sinistro slovacco di 21 anni, già bocciato senza neppure passare dal via? Senza contare gli ultimi arrivi in casa viola, Montiel Rodriguez e Koffi, due “Millennials” di belle speranze buoni per la “primavera” di Bigica. Ecco, appunto… “Maledetta Primavera” (e cosi il ritornello è completo), ci si sono messi anche loro a provocare i risolini di quelli che dicono: “il solito Corvino, solo scommesse, nessuna certezza, e chissà quali giri ci sono dietro…” Noi ci ripetiamo: Che fretta c’era? Diamo tempo a Corvino e Freitas, almeno fino al 7 luglio, quando Pioli partirà per il ritiro con (ci auguriamo) gran parte della rosa completa. Se così non fosse, aspettiamo fino al 23 luglio, quando ci potrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) il primo preliminare per l’accesso all’Europa League. Fondamentale (questo si) è non fare come l’anno scorso, quando i vari Pezzella, Vitor Hugo e Veretout si conobbero nel sottopassaggio di San Siro, a pochi minuti dall’esordio in campionato. In quel caso perseverare sarebbe davvero diabolico.

Del resto nessuno si nasconde dietro ad un dito: il mercato della Fiorentina è ancora in stand-by, a Pioli mancano tre titolari. Forti, di qualità, di personalità, se possibile più forti di Sportiello, Badelj e mister X (l’esterno sinistro). Quindi una punta da alternare a Simeone, un terzino destro (se possibile) migliore di Laurini, un altro centrocampista, un altro esterno. Più altra paranza da panchina e da tribuna. Per completare la rosa. Al netto (o al lordo) di una partecipazione europea ancora tutta da definire. Però, da qui a “bubare” (come si dice a Firenze) innescando un malumore latente, propagando una sfiducia crescente, mista alla certezza di un fallimento di mezza estate, ce ne corre. L’importante è ponderare ogni scelta e non avere fretta, sopratutto nel giudicare.

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