Non per ripetere il concetto di apertura della trasmissione di lunedì su Italia7 che ho condotto per l’ultima volta (scusate la citazione ma si chiude un’avventura di 10 anni e il segno lo lascia), ma il momento della Fiorentina chiama prepotentemente alla ribalta l’allenatore.

In questo momento ci si è accorti con chiarezza che è necessario trovare qualche escamotage, qualche invenzione che permetta alla squadra di sopperire a quelle lacune che le ultime partite hanno messo in evidenza. Sempre per tornare alla trasmissione, Mario Lancisi con la sua illuminata saggezza ha detto che vorrebbe anche della fantasia, che Pioli non si limitasse a fare i cambi definiti fisiologici ma ogni tanto avesse quel guizzo necessario a dare un po’ di verve, magari anche esponendosi a rischi ma dando la sensazione di avere voglia di cercare il nuovo.

Sempre Mario a mò di battuta ha detto lunedì: “Con Pioli Capra numero 11 non lo vedremo mai”. Riferendosi a quella mossa che Fulvio Bernardini fece quando allenava il Bologna schierando all’ala sinistra il terzino e mandando in confusione l’Inter nello spareggio che assegnò il titolo proprio ai rossoblù. Certo la partita che arriva sabato, quella con la Roma, non è certo l’ideale per iniziare qualcosa di nuovo e Pioli non si discosterà dal suo credo tattico, ma è necessario fare questo sforzo ancora prima che gennaio porti, eventualmente, nuovi protagonisti.

Non bisogna correre il rischio di restare troppo a secco di punti per non perdere di vista quel traguardo che ad agosto era stato indicato dalla società e tacciato di disinteresse e menefreghismo da parte della critica e dei tifosi: il sesto-settimo posto. Perché ad ora la Fiorentina ha dimostrato di essere di quella levatura e di poter puntare a questo obiettivo, non ad altro e che i sogni di inizio campionato, coincidenti con le partite vittoriose, quelli erano, sogni appunto.

Giorgio Micheletti