Cecchi: "Mastantuono è il tuo appoggio nelle difficoltà, non si tira indietro e vuole sempre il pallone"
Il giornalista ha lodato la personalità del talento argentino
Certe volte il campo racconta verità scomode, fatte di paure condivise e tensioni palpabili, ma alla fine a contare è il verdetto del tabellone. Nel post-partita di Sassuolo-Fiorentina, il noto giornalista e tifoso viola Stefano Cecchi, firma de La Nazione, ha analizzato il successo della squadra toscana intervenendo ai microfoni di Toscana TV. Un'analisi senza filtri, divisa tra i limiti mostrati in campo e le grandi individualità che hanno cambiato il volto alla gara.
‘L’ingresso di Gonçalves mi ha stregato’
Difficile, secondo Cecchi, inquadrare la partita attraverso i soli canoni tattici:
«Non so come la Fiorentina abbia fatto a vincere, ma lo ha fatto. Ha giocato una partita da terrorizzata, contro una squadra come il Sassuolo, anch’essa terrorizzata».
La vera scossa, però, è arrivata dalla panchina. La svolta tattica e mentale porta il nome esatto della trequarti:
«La squadra è cambiata con l’ingresso di Gonçalves, punto di riferimento su cui appoggiarsi, e la Fiorentina cambia da così a così... mi ha stregato per qualità di tocco e visione di gioco, senza giocare mai in modo banale».
Un segnale chiaro anche in vista delle prossime scelte di formazione, con la consapevolezza che la dea bendata va aiutata:
«Bisogna andare a conquistarsi la fortuna da soli: non si possono più tenere fuori Gonçalves e Oulaï… anche se ho la sensazione che l’ivoriano non possa giocare assieme a Fagioli».
‘Mastantuono l’appoggio nelle difficoltà’
Approfondendo il reparto nevralgico del campo, Cecchi si sofferma sui profili che compongono la mediana e la trequarti viola, evidenziando gerarchie ribaltate dal campo:
«Oulaï non è un regista classico, è anche un incontrista. Pensavo Fagioli potesse essere il punto di riferimento della squadra, invece lo è Mastantuono».
Sorprende la maturità del talento argentino, capace di prendersi la squadra sulle spalle nonostante la giovanissima età:
«Nei momenti di difficoltà è l’argentino l’appoggio, ed ha 19 anni, ma ha la personalità di tranquillizzare la squadra e dire “Tranquilli, ci sono io”».
A completare il quadro delle note liete c'è un altro elemento offensivo che non ha paura di prendersi responsabilità:
«Jimenez è un altro che prova sempre a cercare la giocata».