14 Maggio 2021 · 17:27
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CASO CORONAVIRUS (E NON SOLO): IL CALCIO ITALIANO E’ SOTTO “DITTATURA”? LA TESTIMONIANZA DI UN GRANDE DIRETTORE DI GIORNALE. OGGI SI FESTEGGIANO 12 ANNI DAL GOL DI OSVALDO, UNA VITTORIA PULITA, UN INNO ALLO SPORT. L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

Ci rendiamo conto che il titolo (o almeno, la prima parte) è forte. Per qualcuno, addirittura forzato. “Il calcio italiano è sotto dittatura”, scritto con tono così perentorio, può sembrare un delitto di lesa maestà. Noterete infatti, il punto di domanda alla fine della frase, anche perchè ci siamo informati: sull’opportunità, sulla deontologia, sulla correttezza di tale affermazione. Ed abbiamo agito di conseguenza. Noi però, allo stesso tempo, siamo certi di quello che vogliamo dire. Del messaggio che vogliamo lanciare. Non abbiamo (non avremmo) bisogno di perifrasi, o piuttosto di escamotage linguistici. Ma come si suol dire (al posto della telefonata): un dubbio ti salva la vita. E così abbiamo fatto. A questo punto vi chiediamo: il calcio italiano è libero? E’ regolare? Il calcio italiano si regge sulla meritocrazia? E se non è così… Il calcio italiano (secondo voi) è sotto dittatura? Sta subendo una sorta di regime? Regole e codicilli (che ipoteticamente dovrebbero valere per tutti) sono messi a rischio dalle recenti disposizioni della Lega? Ah saperlo…

  • NIENTE DI NUOVO… sul fronte occidentale, recita il titolo di un film del 1979. Ecco, parafrasando il tutto, diciamo che è storia vecchia, risaputa, desueta. Il pesce grosso che mangia il pesce piccolo, la sudditanza psicologica, la regola che su 10 scudetti ne vince 5 la Juventus, 3 il Milan, 2 l’Inter. A meno che non si giochi nel biennio del Giubileo (2000-2001), e allora vincono Lazio e Roma. Bene, vi abbiamo appena riportato il sunto di un colloquio (avuto nel 2000) con un famoso direttore del quotidiano italiano più importante e più diffuso. Il cui nome tradiva (ahimè è deceduto) pulizia, trasparenza, candore. Il direttore, da noi incalzato, aggiunse: “vede caro amico, sono tutti d’accordo. Perchè quella squadra lì (chissà perchè ci viene in mente sempre la Juventus) muove il mercato, fa vendere gli abbonamenti allo stadio, alle pay TV, crea profitti ed investimenti. In sintesi, senza di lei… muore il calcio. Lo sanno tutti, e tutti subiscono, tutti si adeguano. E chi si ribella, lo fa solo per un gioco delle parti…” Notate bene, si parla di vent’anni fa, quando Sky era un miraggio, ed erano appena nate Tele + e Stream. Moltiplicate tutto per 1000, e pensate alla situazione attuale. Ma andiamo al presente. Se nel 2000, su 10 scudetti, ne vinceva 5 la Juve e gli altri se li spartivano Inter e Milan, oggi siamo alla totalità, alla percentuale bulgara: 8 scudetti alla Juventus negli ultimi 8 anni. Con buone possibilità di vincere il nono consecutivo. E non solo: 4 coppe Italia nelle ultime 5, quattro supercoppe italiane nelle ultime sette. Come la chiamereste voi una cosa simile? Se non proprio dittatura… regime, tirannia, scegliete voi. Adesso è stato raggiunto uno step ulteriore: la gestione dei calendari. O meglio, l’accomodamento dei calendari. Secondo incassi, introiti, interessi e fruizione della tifoseria. Che, poi, influisce anche sul risultato finale. Si decide (è cronaca) di disputare Juventus-Inter della 26esima giornata a porte chiuse, causa Corona virus. Ordinanza del Governo, alla quale anche la Lega si adegua. Contrordine, a sei ore dall’inizio dell’intera giornata di campionato, alla Juventus non piace: l’incasso va a farsi benedire (e infatti la società bianconera aveva continuato imperterrita a vendere i biglietti anche se la partita non si sarebbe dovuta giocare), il tifo juventino non può sostenere la squadra (fanculo se la gente si ammala, la Juve deve vincere: sempre e comunque). L’Inter, di conseguenza, ne trarrebbe vantaggio. Agnelli telefona, stalkerizza la Lega calcio (https://www.calciomercato.com/news/juve-spuntano-le-telefonate-di-agnelli-con-il-ministro-40910), spalleggiato dal Governatore del Friuli (che difende gli interessi dell’Udinese). E allora si cambia idea: non si gioca, le cinque partite in questione vengono rinviate al 13 maggio. Con tutti gli inconvenienti del caso. Capirete che… gli interessi (economici e sportivi) di una squadra, guarda caso a strisce bianconere, guarda caso vincitrice degli ultimi otto scudetti, guarda caso vincitrice di 4 coppe Italia nelle ultime 5, guarda caso vincitrice di 4 supercoppe nelle ultime sette, guarda caso difesa dal Presidente degli arbitri e dal Presidente di Lega che “bacchetta” l’Inter rea di essersi ribellata al diktat italo-bianconero… VANNO AVANTI A TUTTO. Vanno avanti alla salute dei cittadini, alle ordinanze del Governo centrale, vanno avanti al buon gusto, alla decenza, all’umanità, alla solidarietà, al senso civile. E allora, di nuovo la domanda: il calcio italiano è libero oppure sta vivendo una dittatura? Ce lo chiediamo tutti, anche se da tempo ci siamo dati una risposta. Ah, dimenticavo… La suddetta squadra a strisce bianconere, in Europa, non vince mai. Avete sentito bene: NON VINCE MAI. La fanno arrivare in finale (è accaduto sette volte), ma NON VINCE MAI. Dal 1957, dalla prima edizione della Coppa dei Campioni (successivamente rinominata Champions League), la squadra a strisce bianconere (che non è l’Ascoli, non è l’Udinese, non è il Siena, non è il Cesena…) nonostante circa 40 partecipazioni, ne ha vinta solo una: nel 1996, a Roma, ai rigori, contro il peggior Ajax della storia. Con il dottor Agricola (tanto nomine) nei quadri societari. Poi ne ha sottratta un’altra nel 1985 (praticamente senza giocare, con 39 anime inermi sugli spalti), per il resto… niente di niente. Solo sconfitte: Ajax, Amburgo, Real Madrid, Borussia Dortmund, Milan, Barcellona, ancora Real Madrid. Sette sconfitte che, bastava un episodio a favore, un rigore dubbio, un fuorigioco non visto, un fallo di mano non dato, si sarebbero trasformate in sette vittorie. Ed invece, ironia della sorte (o meglio, potere politico che non conta) sono state sette sconfitte. Una percentuale bulgara, una dittatura, un regime… al contrario. Sarà un caso?

LA MORALE E’ SEMPRE QUELLA… Se il calcio italiano non si dà una regolata, anzi… una regola, più regole, tante regole giuste, andrà a morire. Già all’estero non lo guarda più nessuno, sopratutto non lo compra più nessuno. Andando avanti così, facendo vincere sempre i soliti, stendendo loro tappeti rossi, ridicolizzando dirigenti e presidenti delle altre squadre (attenzione, Commisso non ne può già più…) il calcio italiano perderà ogni senso. Del resto fanno testo i risultati della Nazionale: dopo il 2006… fuori in Sud Africa, fuori in Brasile, non qualificati a Russia 2018, serve aggiungere altro? Chiudiamo con una ricorrenza, anch’essa riguardante quella squadra lì, a strisce, alla quale è permesso tutto: il 2 marzo 2008 un gol di Osvaldo al 93′ dette la vittoria alla Fiorentina sulla Juventus per 3-2. Stadio Olimpico di Torino, reti di Gobbi e Papa Waigo per i viola, Sissoko e Camoranesi per i bianconeri. Poi l’ultima azione: Pazzini difende palla, allarga a Papa Waigo, cross nell’area piccola… Osvaldo anticipa tutti e segna il gol del 3-2. Delirio generale, la squadra viene attesa a Firenze fino a sera, i tifosi che scortano il pullman, i calciatori che si trasformano in tifosi e viceversa. Qualcuno potrà dire che ci accontentiamo di poco, e forse è vero. Noi rispondiamo: ci accontentiamo di vincere sportivamente, secondo le regole. Ma forse, non tutti sono in grado di capire…

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